Un buon attaccamento, fin dal primo sguardo

Spesso mi viene chiesto come mai ho scelto Mammadalprimosguardo come nome per il mio blog.

Lo dice il nome stesso, in realtà. Mamma-dal-primo-sguardo. Nel momento stesso in cui ho guardato mia figlia negli occhi la prima volta, ho capito cosa volesse dire, per me, essere mamma. Con tutti i dubbi del caso, con le paure e le mie insicurezze. Ma quel legame, quell’amore verso le mie figlie, quello che ti pervade il cuore e brucia e fa mancare il respiro, io l’ho provato subito, in quel preciso momento. 

So che non è per tutte così, molte scoprono il proprio amore e il proprio essere mamma con il tempo. Ma ovviamente quello sguardo, quel primo sguardo, è sempre quello in cui ci si scopre madri. Non per forza la prima volta che ci si vede, ma quando quello sguardo fa centro davvero.

Non c’è una regola e non c’è nemmeno un ordine più giusto. Siamo tutte diverse, abbiamo tutte una storia diversa alle spalle e non possiamo certamente essere tutte mamme uguali.

Sicuramente quello che tutte facciamo poi è cercare di trovare il modo migliore per crescere i nostri figli, per creare un legame affettivo che vada oltre il tempo e le modalità. Chi prima o chi dopo, tutte le donne che si scoprono madri, provano a sviluppare quell’attaccamento che appartiene a tutte le specie animali e che non esclude certo noi.

La prima volta che mi hanno messo Lavinia sul petto non avevo ancora tutta quella conoscenza delle infinite possibilità che un corretto contatto può generare nel legame madre figlia (o in generale genitore figlio). Perché nessuno me ne aveva mai parlato, perché nessuno me l’aveva raccontato.

Io ero una giovane mamma impacciata, che teneva tra le braccia un frugoletto che amava moltissimo, ma che sapeva non voler viziare, voler crescere indipendente, voler rendere autonoma. Da subito, dai primi giorni. Tutto perché mi ero creata delle aspettative, avevo creato delle proiezioni, mi ero immaginata e avevo immaginato mia figlia grande e mi/ci vedevo esattamente così.

Probabilmente sbagliando.

Quando è nata Ludovica avevo già parecchia esperienza e avevo anche appreso molte informazioni che la prima volta erano mancate e mi sono sentita anche più libera e tranquilla io di assecondare questa richiesta di entrambe. Perché non era solo Ludovica ad aver bisogno della sua mamma, ma anche io avevo necessità di sentire la mia bambina.

Forse sono negli anni maturata, forse ho sciolto lati più rigidi del mio carattere, forse semplicemente sapevo che Ludovica sarebbe stata la mia ultima figlia, fatto sta che mi sono coccolata e goduta molto di più lei che Lavinia. Fosse anche solo per il fatto che licenziandomi dal mio vecchio impiego e potendo lavorare da casa, ho potuto godere di ogni singolo momento.

E mi sono anche convinta di aver regalato alla mia secondogenita un attaccamento più sicuro e forte, d’altronde le ho regalato più tempo con me. Questo quello che mi ripetevo sempre, fino a che Ludovica ha iniziato la scuola materna e tutto ha vacillato.

Staccarsi da me non è stato semplice, ancora oggi a distanza di sei mesi dall’inizio dell’asilo, Ludovica spesso piange quando dobbiamo separarci e questo mi ha creato moltissimi dubbi perché sapevo che un buon attaccamento si vede anche dalla reazione del bambino quando deve staccarsi dalla mamma.

Il bambino sicuro sa che se la mamma si allontana poi torna, e nel frattempo resta tranquillo. Quello che Ludo non fa e che invece faceva la mia primogenita, Lavinia, inserita al nido ad un anno e che non ha mai avuto troppe crisi lontano da me. La classica bambina che, a parte un paio di occasioni, si allontanava felice entrando a scuola e che mi salutava con la manina già volgendo l’attenzione altrove.

E quindi? Cosa ho sbagliato? Perché colei che è stata più con me e che dovrebbe aver goduto di un attaccamento più forte, non riesce a separarsi da me, mentre la mia bambina “un passo avanti”, come la chiamo io, che è sempre stata autonoma e che potrebbe aver subìto una madre molto meno presente, ha da subito imparato a stare senza di me?

Quando qualche settimana fa sono stata invitata alla presentazione della nuova linea Piccolo Mio di Fissan ho accettato subito con entusiasmo, perché oltre ad avere l’occasione di conoscere nuovi prodotti per i bambini, avrei anche avuto modo di parlare e di confrontarmi con la dottoressa Carolina Paz Ochsenius, psicologa e psicoterapeuta, a proposito di bonding, e cioè di attaccamento.

Fissan Piccolo Mio è la nuova linea completa di prodotti naturali certificati, senza petrolati, parabeni, alcol, siliconi, SLES, ipoallergenici e dermatologicamente testati, con essenze naturali al 100%, fatti con amore in Italia, che unisce l’esperienza di Fissan, che si prende cura della pelle dei bambini da oltre 80 anni, alla ricerca dei migliori ingredienti offerti dalla natura, per bambini da zero (fin dai primi giorni di vita)  a 3 anni.

Per una pelle naturalmente morbida e protetta fin dal primo giorno di vita, attraverso cinque prodotti dedicati, due per il bagnetto, un’acqua micellare (che può essere usata in sostituzione delle salviette), una pasta per il cambio e una crema corpo.

Prodotti che, cercano di inserirsi in punta di piedi in un momento così speciale come la nascita di un legame mamma-figlio, attraverso ingredienti naturali unici che si ispirano al legame che si stabilisce tra genitori e bambini, al punto che non hanno quasi profumo, per evitare che la fragranza interferisca nel legame che si sta creando.

Legame che nasce proprio dal primo sguardo e dal primo contatto, visivo ma anche tattile, tra il genitore e il bambino, e che prosegue per tutta la vita, ma che vede i primi anni come momenti fondamentali per tutto quello che ne verrà.

Il bambino infatti, dapprima in simbiosi con la mamma, imparerà giorno dopo giorno a prendere confidenza con il mondo che deve andare a scoprire per poter diventare un bambino sicuro e sereno, e imparerà anche, a staccarsi a poco a poco da lei, sapendo che la mamma sarà sempre lì.

Compito della mamma è fin da subito quello di esserci ma anche di saper lasciare andare, di saper ascoltare e comprendere i bisogni del proprio figlio e sapergli insegnare che si può litigare ma che si può sempre riparare e “fare la pace”. L’importante è sapere sempre che tutto si può sistemare e che sì, l’attaccamento più forte ha ingredienti ben precisi, ma che poi le variabili sono tante.

Ed è proprio questo che la psicologa ha detto per tranquillizzarmi (e tranquillizzare tutte le altre mamme avvolte dai sensi di colpa) e per cercare di placare quel senso di ansia che mi ha letto negli occhi, velati dalle lacrime.

Ci sono tantissime variabili e tantissime possibilità, non è detto che un bambino che piange non abbia avuto un buon attaccamento, anzi, forse la mamma ha saputo regalargli così tanto che è difficile per lui separarsene anche solo per qualche ora. E poi attorno a noi ci sono altri attori che entrano nella vita dei nostri figli, non siamo gli unici a stare con i nostri bambini, ci sono i papà, i nonni, i fratelli, c’è la scuola con i compagni e le maestre e ogni volta questi attori si relazionano in maniera diversa con i nostri bambini, quindi mai una situazione può essere paragonata ad un’altra.

Inutile colpevolizzarsi o farsi carico di colpe che spesso non abbiamo. Non tutti i bambini sono uguali, così come non tutti gli attaccamenti funzionano allo stesso modo.

L’importante è sapere che si può sempre migliorare e recuperare, per amore dei nostri bambini.

ph. Valentina Benedetto

Sere-mammadalprimosguardo

Post in collaborazione con Fissan Piccolo Mio


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