A scuola di musica con Yamaha

Ho pochi ricordi di mio nonno. È sempre stato un gran lavoratore, come lo è mio padre, e ha vissuto, da che sono nata io, tra la Liguria e la Lombardia, con poche occasioni quindi per stare con i nipoti.

Da quando è mancato però ci sono due oggetti ai quali lego il suo ricordo: uno è la Settimana Enigmistica di cui è stato per quindici anno direttore. Ogni volta che ne acquisto una copia mi sembra di regalarmi un’oretta in sua compagnia.

L’altra è il bellissimo pianoforte a coda nero che ancora spicca nel salotto di casa della nonna. Mio nonno suonava il piano divinamente e se chiudo gli occhi mi sembra ancora di sentirlo suonare.

Io non ho mai avuto una particolare passione musicale; a differenza di Lavinia che canta tutto il giorno, io ero più attirata dalla danza e dalle passerelle della moda.

Ho studiato come tanti il flauto, annoiandomi terribilmente a dirla tutta, e quando avevo circa quattordici anni mi sono fatta regalare una chitarra classica, sulla coda della moda di quegli anni, passati tra oratorio e campi scuola in compagnia di animatori poco più grandi di me che usavano con passione e facilità quello strumento.

Ma era evidente che non era la mia strada.

Questo quello che ho pensato fino a qualche settimana fa quando grazie a Yamaha e alla sua scuola di musica, ho avuto modo di seguire da vicino alcuni giovani musicisti in erba e mi sono dovuta ricredere.

Forse non era vero che non ero portata. Forse non ho trovato semplicemente chi ha saputo coltivare un talento mai espresso.

Durante quel pomeriggio sono stata ospite prima di una scuola elementare pubblica, l’istituto Italo Calvino, di Galliate, dove, grazie all’interesse di un bel corpo docenti e di alcuni genitori ben disposti, da qualche anno i bambini della scuola possono seguire le lezioni di musica del progetto Yamaha “Musica a scuola”.

Yamaha offre gli strumenti (una trentina di pianole ad uso della scuola più i libri di testo per i bambini) e porta il maestro. Ogni famiglia versa una piccola quota e permette ai propri figli di assistere a lezioni di musica che sono ben lontane dalla noiosissima lezione di flauto dei tempi miei.

cresci con yamaha

 

Sarà che il Maestro Paolo Caserta, docente responsabile della zona che ho avuto la fortuna di veder lavorare con i miei occhi, ha davvero una marcia o forse dovrei dire un ritmo in più.

La passione verso la musica è evidente e la vocazione all’insegnamento gliela si legge negli occhi e i bambini lo sanno tanto che uscendo con lui dal comprensorio è impossibile non vedere con quel affetto i bambini lo salutino e lo riconoscano.

il progetto cresci con yamaha permette ai bambini di ogni età di imparare a suonare strumenti musicali in tutta Italia

Sarà anche per quell’ora di lezione che più che un obbligo diventa un piacere: bambini di sette/nove anni che cantano la musica e muovono le dita come se non avessero fatto altro nella vita.

E la cosa bella di questo progetto è che le lezioni alla quali ho assistito io, sono fatte all’interno di una scuola pubblica, dove forse ci si aspetterebbe di trovare ostracismo e dove invece c’è una grande volontà di insegnare ad amare la musica.

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Musica che sa essere terreno di educazione: durante l’ora di lezione infatti i bambini non imparano solo a leggere un pentagramma e ad avere orecchio, ma anche a rispettare il ruolo del Maestro, ad averne rispetto, ad aspettare il proprio turno, a pazientare e ad ascoltare, ma soprattutto a stare in silenzio. Cosa ben difficile da insegnare in altri modi.

La musica che insegna l’importanza del silenzio. Un potere incredibile.

Nel pomeriggio mi sono poi spostata al centro polifunzionale di Novara Agorá, al cui interno c’è una YAMAHA MUSIC SCHOOL, in cui si possono fare corsi privati, singoli o collettivi a bambini, di ogni età.

In questo caso io ho assistito al Junior Music Course dove l’età media era 4 anni e dove i bambini imparano la musica e tutto il resto di cui sopra, accompagnati dai propri genitori.

Regalando al nostro figlio quindi un’ora di musica ci regaliamo del tempo passato con lui.

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Un doppio vantaggio.

Sono tornata a casa con tantissima gioia nel cuore perché vedere con quale passione i bambini si avvicinano alla musica è un’esperienza che tutti dovrebbero provare. Non solo scuola, non solo sport: ma anche attenzione, energia, curiosità.

E un grande amore di chi sta dietro a questo progetto e lo trasmette ai più piccini. Quell’amore che solo i musicisti possono trasmettere.

Quell’amore che leggevo negli occhi di mio nonno al quale rimpiango di non aver mai chiesto di insegnarmi a suonare il pianoforte, perché forse, adesso, suonandolo, mi sembrerebbe di averlo ancora vicino.

Sere-mammadalprimosguardo

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