Il mio punto debole è la mia paura più grande

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Questo è il post dove tutte le difese, tutte le barriere si abbassano.

Questo è il post che scrivi dopo aver visto in televisione un servizio che ti ha fatto singhiozzare per dieci minuti.

Questo è il post che in linea di massima non vorresti mai scrivere, ma poi ti dici che, il blog è tuo, è il tuo diario, e se tu sei anche questa, nasconderlo non sarebbe corretto.

Questo è il post della paura.

Mercoledì sera stavo guardando Le Iene, parlavano di eutanasia, hanno mostrato dj Fabo, ma poi anche malati che vanno in Svizzera consapevolmente per morire.

Hanno fatto un’intervista ad una donna che voleva morire, che era andata lì esattamente per farlo. L’hanno ripresa mentre beveva il bicchiere con la soluzione letale e l’hanno mostrata, interamente, mentre si addormentava serena.

E poi un padre, malato terminale, che sapeva di essere sul punto di morire e che ha dedicato l’ultimo pensiero alla figlia. Alla sua bambina. Di trentotto anni. Un uomo, la cui unica preoccupazione era il pensiero che la figlia, dopo la sua morte, si sarebbe sentita persa.

La morte protagonista di una intera puntata.

La morte protagonista di questo post.

paura di morire

Perché? Perché io ne ho paura. Anche se online rido, se scherzo, se sono sempre allegra. Perché questo è quello che trasmetto sui social, dove credo sia importante prendere la vita con leggerezza e non ammorbare gli altri con le proprie frustrazioni.

Però nella vita reale, anche io ho dei limiti: non parlo solo della paura che succeda qualcosa alle bambine. Quello non serve che lo dica. Quella è senza dubbio la paura maggiore di un genitore. E’ fisiologica.

Ma ho paura che succeda qualcosa anche a me. Io ho paura di ammalarmi, e di morire.

E non per me, di per sé, ma perché ho paura di lasciare le mie figlie, che sono così piccole, ma che anche se fossero grandi nulla cambierebbe. Perché saranno sempre le mie bambine. E non saranno mai pronte a perdere la mamma. Io questo, già lo so. Anche se la mia mamma è ancora con me. Ma già lo so.

Ho vissuto sulla mia pelle la malattia di mia mamma quando ero una ragazzina, il senso di paura e di impotenza. Il fatto di sentirmi così sola davanti a una cosa così grande. Ricordo tutto. Porto tutto dentro. E a pensare che adesso potrebbero essere le mie figlie a soffrire quello che ho sofferto io, anche se poi a me e a mia mamma soprattutto è andata bene, mi crea ansia. Un’ansia che controllo. Ma che c’è.

Lo so che bisogna essere positivi e non pensare a queste cose. E infatti io durante il giorno non ci penso. Io sono una persona positiva, che sorride e che vede il bicchiere mezzo pieno. Sempre.

Però poi, quando cala la notte, e sto per dormire, la mente va, ogni tanto, verso quella direzione. Come quando penso che quello che sta per terminare potrebbe essere l’ultimo giorno della mia vita. O della loro. O quando sento storie di mie coetanee o di bambini innocenti. O quando i sintomi di qualche malattia sembrano così simili a quel dolore che ho provato qualche giorno prima. O quando si avvicina la data di controllo di quella visita e scalpito al pensiero di sapere.

paura di morire

Perdonatemelo questo sfogo, l’ho detto prima, non mi piace farlo online, mi piace pensare di farvi ridere e di farvi stare bene, non mi piace incupire le persone. Soprattutto se tra chi mi legge ci sono persone che magari stanno passando un momento delicato. E avrebbero bisogno di leggerezza.

Ma tutti abbiamo un punto debole e questo è il mio. Trattenuto, nascosto, celato. Ma che ogni tanto prende forza e si manifesta.

E poi so che questi pensieri li facciamo in tante. Soprattutto noi che siamo abituate a tenere sempre sù il morale della famiglia, a dare pacche sulle spalle agli altri, a incoraggiare, a spronare. Ogni tanto anche noi abbiamo un crollo. Spesso in solitaria, ovviamente. Per non gravare sulla famiglia. Ma ce l’abbiamo. Abbiamo anche noi bisogno di sfogarci. Siamo umane, nonostante spesso sembri il contrario.

Ecco e allora penso che magari, anche solo parlarne, possa farci sentire un po’ meno in colpa, per aver formulato questi pensieri. E a farci sapere che non siamo le sole, ad avere questa paura. Che è ben più comune di quanto non si voglia ammettere.

La morte dicono faccia parte del ciclo della vita. Ma per me non è così. Il fatto che sia inevitabile non la rende meno paurosa. Soprattutto quando hai dei figli e sei responsabile della loro felicità.

paura di morire

Domani questa angoscia sarà solo un ricordo. Ma stasera avevo bisogno di metterla nero su bianco.

Sere-Mammadalprimosguardo 

19 commenti su “Il mio punto debole è la mia paura più grande

  1. Hai tutta la mia comprensione. Da quando sono mamma, ho ancora piu` paura.
    Anche solo quando sono in auto e mi chiedo..se mi accade qualcosa? Lei come farebbe senza la sua mamma? E allora raddoppiano le attenzioni..
    Non parliamone di quando si avvicinano esami di controllo vari..tengo tutto dentro..ma la paura e` li`.

    1. Credo davvero che sia una paura molto comune. E’ inevitabile se ci si sente responsabili. A volte anche in maniera esagerata, certo. Però la verità è che la mamma (quando è una mamma) è la mamma.

  2. Ciao, hai pienamente ragione. Da quando si diventa mamme il nostro pensiero è di essere forti, sane, sorridenti per i nostri figli. Invece siamo sempre noi con le nostre paure e insicurezze, perché siamo umane. Nel limite del possibile cerco di fare prevenzione, facendo le “classiche” visite annuali….ma non si vive tranquille e spensierate. Siamo tutte uguali. Io ho un’amica che si era ammalata quando la sua bimba aveva pochi mesi. Non ti dico. Lei è stata una roccia! Ha sconfitto la malattia e sta bene!❤ ha visto crescere la sua bimba, che ora è una ragazzina splendida come la sua mamma.
    Ti abbraccio forte Serena

  3. Condivido in pieno. Ho la tua stessa tremendissima paura e solo, forse, quando si diventa mamme la si comprende davvero. Guardo i pupi e penso che sono davvero troppo piccoli per stare senza mamma pur con un papà e delle nonne eccezionali. Ma penso pure che possa succedere loro qualcosa, e sarebbe altrettanto tremendo. La mia domanda è come può un genitore superare qualcosa che non ha niente di naturale, la perdita di un figlio.
    Un abbraccio.

  4. Carissima mi sono venuti i brividi a leggere le tue parole perché anche in me questa paura si è riacutizzata al massimo in questi giorni con la vicenda di dj fabo. Mi chiedo cosa farei io in quelle condizioni e penso che ho un fottuta voglia di vivere…in qualsiasi condizione…. Per i miei figli…sono troppo piccoli ed hanno un grande bisogno di me… Purtroppo con questa paura ci devo fare i conti tutti i giorni perché di recente ho scoperto che la malattia che ha avuto mio padre potrebbe avere una familiarità… Alterno momenti di disperazione con altri di commozione guardando i miei figli o semplicemente un cielo azzurro

    1. Posso immaginare la tua paura, anche se oramai non credo che nessuno possa sentirsi immune né più predisposto. È vero che c’è familiarità ma è anche vero che a volte si ammalano persone che non fumano, fanno vita sana, non hanno parenti che si sono ammalati.. eppure… Però capisco che faccia paura. Fa paura anche a me. Possiamo solo sperare ci vada meglio, ecco. Bacio

  5. Concordo in pieno con quanto scritto Sere. La morte fa paura,a tutte/i,che siano mamme,nonne,zie, sorelle e mogli. Credo sia un qualcosa di profondo e presente in ogni donna. Ho scoperto recentemente di essere diventata ansiosa,negli ultimi due anni soprattutto,causa della morte di mio fratello,spesso ho il terrore di sentire squillare il telefono. Ancora non ho provato la gioia di diventare mamma,ma mi capita la notte di svegliarmi per sentire il respiro pesante delle mie cagnette o anche solo per verificare se il cuore di mio marito batte. Credo chea paura di perdere qualcuno ne ami sia più forte della paura stessa della morte, perché la morte ci rende impotenti davanti ad essa,ma sono anche d’accordo con la scelta di Fabo, perché vivere nella sofferenza non è più vivere,ma come diceva lui è sopravvivere. Grazie alla sua storia sono riuscita a comprendere il gesto di mio fratello,che sino ad allora avevo considerato un gesto di puro egoismo. Credo anche come hai scritto tu in questo post diverso dal tuo solito,ma pur sempre parte della tua vita che racconti a noi tramite i social,che la paura della morte sia anche paura di lasciare le persone che amiamo senza la nostra presenza che nel tuo caso indispensabile per le tue bambine,ma penso comunque che anche per un marito sia sempre una dura lotta quella di sopravvivere senza la propria compagna di vita. Scusa se mi sono dilungata ma questo post mi ha toccato molto da vicino. Ne approfitto per farti i complimenti per lo splendido blog,spero un giorno di diventare mamma e poter mettere in pratica tutti i tuoi consigli.

    1. Ciao Melania non devi proprio scusarti per esserti dilungata anzi grazie per aver raccontato anche il tuo punto di vista. Che mi trova d’accordo. Anche io credo che la libertà di scelta in certi casi sia inevitabile e le persone che ti sono accanto, per quanto ne possano soffrire, saranno sollevate dal sapere che era quello che volevi tu. Ti abbraccio forte

  6. Condivido appieno il tuo pensiero. Non sono mamma ma sono figlia come tutte voi e penso che lo stesso discorso che hai fatto tu valga un po’ anche parlando da figli..credo che per un genitore veder morire suo figlio di una qualsiasi morte sia la cosa più orrenda di questo mondo.. Nel mio paese c’è qualche esempio e quando vedo quelle madri, oltre alla persona fisica non riesco a vedere più nulla purtroppo! Capisco perfettamente il tuo discorso perché 20 giorni fa ho perso mio zio di cancro (che novità) che ha lasciato qui i suoi 3 figli e mia zia. Lo so che la madre è tutto un altro discorso, ma lui era colui che portava avanti la famiglia, la colonna portante. Comunque tralasciando tutto ciò, mi auguro, TI auguro e VI auguro con tutto il cuore di stare sempre bene e vivere altri 100 anni! Un bacione a te e alle tue favolose bambine❤

    1. Non ho volutamente parlato dell’ansia che crea il pensiero che a soffrire sia un figlio, perché non credo che non ci sia niente di peggio al mondo. Ovviamente è una tragedia che porti dentro per tutta la vita. Io ne ho un esempio in famiglia, e so bene cosa significa. Certo è che anche perdere un papà, un marito, uno zio, sono lutti che si fa fatica a sopportare. Quando c’è l’amore separarsi da chi si ama è terribile. Parlavo di questa paura che ho come mamma, ma ovvio che non volevo sminuire nessuna altra categoria. Ti abbraccio e mi dispiace per tuo zio❤

      1. Certo, non avevo proprio intenzione di andare oltre ciò che hai detto, era solo un mio pensiero.. sono sicura che lo capirò perfettamente quando avrò anche io una famiglia..comunque spero come hai detto tu , che quando diventerò madre nulla potrà separarmi dai miei figli , soprattutto la morte! E se fosse già deciso che nel mio futuro ci sarà una malattia o qualcosa del genere, allora spero di non avere bimbi semplicemente per risparmiargli una sofferenza enorme! Un abbraccio ❤

        1. No ma ti stavo solo spiegando perché mi sono soffermata sulle mie paure… sono assolutamente d’accordo con quanto hai scritto. Tranne che per una cosa: è vero che fa paura pensare a certe cose. Ma evitare di viverle non è la soluzione! Non esiste nessun motivo per il quale non valga la pena diventare mamma. Perché qualsiasi cosa succeda o sia nel tuo destino, la gioia che proverai nel diventarlo sarà più grande. ❤

  7. Mio papà. due trapianti, malato da quando ero molto piccola.
    Dici che la malattia di tua madre ti ha segnata e nelle tue parole rileggo il mio vissuto.
    Paura, ansia da controllo.
    Le tue parole descrivono quello che provo io.
    Ho fatto un percorso. Ho imparato a gestire ansia e paura.
    Ho imparato a cercare la felicità nelle piccole cose.
    Ma non riesco a pensare alla mia morte. Ho troppa paura.
    Così mi concentro sulle cose belle.
    E cerco di vivere la mia vita al meglio perché ho solo questa, insegnando ai miei bambini a vivere felici, ad amare e ad accettare la vita, con quello che ci riserva nel bene e nel male.
    Grazie per questa riflessione.

    1. Grazie a te per aver condiviso le tue paure con me. E per aver trasmesso un messaggio positivo. Ti abbraccio

  8. Ho letto solo ora questo post e mi ci sono ritrovata molto. Sto vivendo da mesi questi stessi pensieri che tu, per fortuna, riesci a gestire, almeno in parte.
    Io, invece, sono mesi che sto davvero male, quasi tutti i giorni. Ho paura per me (cosa mai provata prima di diventare madre), paura per il mio compagno, per i miei genitori e, ovviamente, per mio figlio.
    Ogni piccolo segno7sintomo mi fa crescere l’ansia. Per me deve sempre accadere il peggio.
    E’ una cosa terribile, anche perchè mi sento molto in colpa e soprattutto temo di non riuscire a stare meglio. Per fortuna ho persone vicino con cui mi sfogo ma, come giustamente dicevi tu, non è bello e giusto “ammorbare” gli altri con i propri pensieri negativi. Ognuno, del resto, ha i propri.
    Al momento vado da una psicologa e sto facendo una cura di punture che mi ha prescritto il medico, ma dato che questi pensieri non mi abbandoneranno mai perchè fanno parte della vita sarà bene farmene una ragione quanto prima. Per i miei cari e per mio figlio.
    Il problema è voler controllare tutto, ma non si può, e gestire le notizie brutte che arrivano da ogni parte.
    Penso che ci siano sempre state ma, senza dubbio, ora siamo molto più connessi ed esposti.
    Un abbraccio grande grande.

    1. Hai scritto esattamente la motivazione che colpisce anche me: il voler controllare sempre tutto. Credo proprio sia questo, a farci arrovellare il cervello. Ma ce la faremo. Un bacio grande

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