La prima decisione difficile: vaccini sì o vaccini no?

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La premessa: non lo so se quello che ho fatto io sia o meno la scelta migliore. Ho fatto solo quello che il mio istinto di mamma mi ha consigliato. Che poi è quello che ogni genitore fà per i propri figli: decidere per loro fin tanto che non sono in grado di farlo da soli. Consapevole però della grande responsabilità che mi sono presa. Ma essere mamme, purtroppo, è anche questo.

Sicuramente la decisione più difficile che abbiamo dovuto prendere fino a oggi da genitori io e Giacomo è stata quella sulle vaccinazioni per Lavinia. Quando esci dall’ospedale hai in mano una cartelletta con i “reminder” dei mesi a venire, dove vengono citate le varie visite a cui devi sottoporre il bambino nei primi tre anni di vita e gli appuntamenti per le vaccinazioni. Se non bastasse arriva a casa una lettera (non so se in tutte le regioni sia così, da noi in Piemonte sì) dove vengono già indicate le date a te assegnate. Come dire: non hai scelta, la bambina la devi vaccinare.

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Il calendario vaccinale a cui mi riferisco è l’ esavalente, che contiene sei vaccini di diversa specie: Difterite-Tetano-Pertosse acellulare, Polio, Hib, Epatite B. Questi vaccini esistono anche come preparazioni separate, ma in genere si somministrano, come ciclo primario nel primo anno di vita, con un vaccino unico chiamato appunto esavalente, perché contiene parti di tutti e sei i germi (assolutamente incapaci di produrre la malattia, ma sufficienti a stimolare le difese dell’organismo) in un’unica siringa (vaccino “combinato”). Un vaccino combinato è efficace e sicuro come i vaccini separati ma permette di proteggere il bambino con una sola iniezione.
Che, considerando lo strazio a cui sono e siete sottoposti, non è da sottovalutare.

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Ricordo che il giorno in cui abbiamo portato Lavinia all’ASL per il primo vaccino, quasi piangevamo noi. E non esagero. Lei, piccola, sdraiata su quel lettino, Giacomo che le teneva le gambine e io che dovevo tenerle ferme le braccia parlandole e guardandola negli occhi. In quegli occhi potevo leggere di tutto. La paura, lo smarrimento e la domanda : mamma perché siamo qui? Ha pianto un pochino. La vaccinazione brucia. E noi avevamo il cuore che si era fatto piccolo piccolo…
Dopo l’iniezione ti invitano a restare 20 minuti in sala d’attesa perché in caso di effetti collaterali ci deve essere un medico pronto ad intervenire. Quali effetti collaterali mi sono chiesta? Sapevo che poteva venirle un po’ di febbre, che alcuni bambini per qualche giorno diventano più intrattabili, ma che altro?

Un vaccino, come qualunque altro farmaco, può essere causa di effetti collaterali. Nella maggior parte dei casi si tratta di lievi reazioni localizzate nel punto dove si fa la iniezione (rossore, gonfiore e tumefazione) ed è possibile la comparsa di febbre. Questi problemi si verificano in 1 bambino su 4 circa, compaiono in genere entro 24 ore dalla vaccinazione e possono durare 1-2 giorni. Molto più raramente possono verificarsi reazioni gravi (come gravi reazioni allergiche). Tuttavia il rischio che un qualunque vaccino provochi un danno grave o la morte, è estremamente piccolo. È molto più pericoloso per un bambino contrarre la malattia che essere vaccinato.
Questo in sintesi quello che dicono i pediatri.

Nel nostro caso fortunatamente è andato tutto bene. L’unica cosa che ho notato, ma che potrebbe essere una coincidenza, è che prima di quella vaccinazione, nonostante avesse solo due mesi, Lavinia stava cominciando a dormire tutta la notte. Da quel giorno non l’ha fatto più. Ma ripeto, potrebbe essere solo una coincidenza. Alla fine era ancora troppo piccola per stabilirne l’indole anche solo notturna….

Il vaccino si somministra per via intramuscolare nella coscia del bambino, con una prima dose al 2/3° mese di vita, una seconda dose al 5° mese di vita e la terza all’11°-13° mese.Per quanto riguarda Epatite B e Haemophilus Influenzae tipo b il ciclo è così completato e non occorrono ulteriori dosi. Una dose di richiamo (cioè di “rinforzo”) per Dfterite-Tetano-Pertosse e Polio è prevista invece a 5-6 anni di età. Un richiamo di Difterite-Tetano-Pertosse è consigliato, nell’adulto, ogni 10 anni.

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Secondo questo calendario abbiamo fatto poi la seconda e la terza dose. Ovviamente sempre con un po’ di angoscia, ma senza nessun particolare problema. Solo dopo la seconda le è venuta qualche linea di febbre, ma il giorno dopo era fresca come una rosa. Il giorno della terza dose poi Lavinia aveva un po’ di raffreddore e ci era venuto il dubbio se potesse o meno farla…la risposta è stata affermativa: i bambini con malattie lievi (come un raffreddore) possono in genere essere vaccinati con sicurezza. Se invece hanno malattie moderate o gravi è opportuno attendere la guarigione prima di effettuare la vaccinazione .

Non appena conclusasi però l’esperienza dell’esavalente ecco presentarsi un dubbio amletico: facciamo anche i vaccini facoltativi?

In Italia i vaccini obbligatori sono quattro (e non sei) e sono quelli che combattono la difterite, la poliomielite, il tetano e l’epatite B (quelli compresi nell’esavalente). I genitori che non vogliono sottoporre i propri figli alle vaccinazioni obbligatorie devono firmare un dissenso informato sui rischi. Se un genitore si rifiuta di far vaccinare il figlio, verrà chiamato per un colloquio informativo presso la ASL di appartenenza. Un tempo i bambini non vaccinati non potevano frequentare le scuole e i genitori venivano segnalati ai Tribunali dei minori per una verifica dell’idoneità genitoriale. Oggi non è più così. Il rifiuto non compromette la scolarità del bambino, anche se il genitore verrà richiamato periodicamente dalle autorità sanitarie nella speranza che abbia cambiato idea. Al compimento del diciottesimo anno di età, il ragazzo non vaccinato verrà invitato ad attuare di sua spontanea volontà le misure di prevenzione. Si ricorda però che, in caso di epidemia o contagio favorito da comportamenti pericolosi per la collettività o per coloro con i quali si è venuti a contatto, il giudice può decidere di procedere penalmente contro chi non ha fatto tutto il possibile per evitarlo.

I vaccini facoltativi ma consigliati invece sono in primis il vaccino trivalente MPR (antiMorbillo, antiParotite e antiRosolia).

Queste tre malattie infettive possono sembrare non troppo pericolose e molti genitori spesso sono titubanti all’idea di effettuare il vaccino. Negli ultimi anni però anche a causa del fatto che la maggior parte dei bambini sono vaccinati, i ceppi dei virus si sono fatti più violenti ed aggressivi e portano a molte complicazioni.

  • Il Morbillo è una malattia di origine virale, molto contagiosa e si manifesta con febbre alta e macchie rosse su tutto il corpo. Le complicanze possibili sono: l’otite, la broncopolmonite e, più raramente, l’encefalopatia spesso invalidante. Gli effetti collaterali sono rari: dopo 8/10 giorni può comparire un modesto rialzo febbrile associato a un’eruzione cutanea di lieve entità e a rapida risoluzione.
  • La Parotite (più comunemente chiamata “orecchioni”) è una malattia di origine virale e si manifesta con l’ingrossamento delle ghiandole parotidi poste sotto le orecchie. Le complicanze sono rare, ma se contratta dai maschi dopo la pubertà può interessare i testicoli compromettendone la fertilità. Gli effetti collaterali sono rari: può comparire un modesto rialzo febbrile, arrossamento e prurito nella sede di inoculazione.
  • La Rosolia è una malattia esantematica di origine virale, caratterizzata da macchie rossastre sul corpo e ingrossamento dei linfonodi; il decorso è sempre benigno ma se contratta dalla donna durante la gravidanza (specie entro il 1° trimestre) può causare danni irreparabili al feto. Effetti collaterali: ingrossamento dei linfonodi, indolenzimento delle articolazioni; risoluzione spontanea.Di solito queste tre vaccinazioni descritte, ovvero antimorbillo, antirosolia, antiparotite vengono somministrate in associazione e prendono il nome di vaccino trivalente. Si tratta di un siero contenente virus vivo ma attenuato ossia quasi inerte e per questo viene somministrato tramite puntura intramuscolare solitamente nel braccio ma può anche essere effettuata in una natica.
    La prima dose viene somministrata intorno ai 12-15 mesi per poi essere ripetuta in età scolare. Il vaccino è controindicato nei bambini con sistema immunitario compromesso anche da una semplice febbre passeggera.

    Al vaccino trivalente si aggiungono:

  • il vaccino anti pneumococco che è rivolto ai soggetti affetti da patologie respiratorie ma viene consigliato anche a tutti i bambini che frequentano la collettività (asili, scuole, centri gioco). Non presenta particolari effetti collaterali e viene per questo consigliato dalla maggior parte dei pediatri.
  • il vaccino anti meningococco C che invece è il siero contrasta il meningococco C, responsabile di alcuni ceppi di meningite molto pericolosi per bambini ed adolescenti. Nei soggetti a rischio ovvero con un sistema immunitario debole viene somministrato in due dosi entro il primo anno di vita mentre per i bambini sani si procede con una unica dose dopo i 12 mesi. Tra gli effetti collaterali troviamo febbre leggera e fastidi intestinali che si risolvono solitamente nell’arco di pochi giorni.
  • il vaccino contro la varicella: benché la varicella sia una malattia abbastanza leggera, negli ultimi anni la copertura tramite vaccino è salita alla quasi totalità del bambini. Generalmente ha una efficacia del 95% e nei bambini che contraggono ugualmente la malattia attenua i sintomi in una forma di varicella leggera e breve. Si effettua con virus vivo ma non presenta alcuna controindicazione (se non nei soggetti immunodepressi) o effetto collaterale.Tutti questi vaccini sono assolutamente gratuiti.

    In alcune regioni, vedi Toscana, viene poi proposto (ed incentivato) il vaccino contro il Rotavirus . A pagamento. Se non ricordo male il costo era attorno agli 80 euro.

    Quando abbiamo dovuto decidere noi come dicevo ci abbiamo pensato molto. Io e Giacomo partivamo dal presupposto che noi non siamo stati vaccinati e che le malattie dell’infanzia sopra descritte le abbiamo fatte tutte senza danni. Negli anni 80 non erano “sponsorizzate” come ora. Si andava all’asilo e si veniva contagiati. Così sviluppavi gli anticorpi. Quindi perché avremmo dovuto agire diversamente con Lavinia? Inoltre proprio in quei mesi avevamo conosciuto la storia di Andrea, quindicenne affetto da autismo di cui si erano occupate LE IENE. (VIDEO)

    Una storia da pelle d’oca. Franco, il padre, racconta che Andrea era un bambino sano. Dopo la vaccinazione fatta ad Andrea quando aveva due anni non lo è stato più. Durante il servizio viene mostrato com’è la vita di un ragazzo autistico, che consapevole della sensazione di oppressione causata dalla sua malattia, comunica le proprie emozioni scrivendo a computer. Franco ha abbandonato tutto per stare accanto al figlio, e per far sì che abbia una vita NORMALE come tutti gli altri ragazzi della sua età, lo tratta da tale, coinvolgendolo anche in viaggi on the road come quello che hanno fatto loro due soli, in America. I medici l’avevano sconsigliato perché “ad Andrea non farebbe bene, sarebbe pericoloso sottoporlo a un vaggio così faticoso, lontano da casa, dalle sue cose, dalla sua quotidiniatà, dalle sue abitudini”. Invece Franco e Andrea, in moto, hanno attraversato l’America, comunicando ogni giorno tra di loro, attraverso le mail, perché Andrea si confida così, scrivendo al padre. Quando gli va.

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    La forma di autismo di Andrea lo porta ad un continuo contatto fisico con le persone per poter esprimere le sue emozioni e conoscere il mondo. Ma la gente a volte si spaventa. Per questo l’idea di far indossare al ragazzo, quando era bambino, una maglietta con scritto: “Se ti abbraccio non aver paura”, che è poi il titolo del libro che ne è nato.

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    (ce l’ho sul comodino da mesi, mi riprometto sempre di leggerlo, ma tra il poco tempo e tra le mille emozioni che so già mi susciterebbe, ha ancora il segnalibro fisso al secondo capitolo…)

    Il servizio ha avuto il merito di lasciare gli spettatori incollati al televisore per ben 20 minuti e di provocare delle profonde riflessioni su questa malattia, purtroppo poco considerata ma estremamente diffusa. Come viene sottolineato nel servizio, è una malattia dalla quale non si può trovare cura e che si manifesta in tenera età nelle forme più disparate. Alcuni bambini infatti rifiutano il contatto fisico, altri lo esasperano, altri non parlano, altri ancora sono un fiume in pieno. L’autismo fino a poco tempo fa era una malattia non conosciuta in Italia mentre, oggi, solo in Italia si contano 400mila casi. La causa certa di questa malattia è sconosciuta ma ultimamente molti medici, e Franco con loro, credono che una delle cause principali siano alcuni vaccini somministrati ai bambini nei primi anni di vita.

    Guardando questo video io e Giacomo ci siamo ovviamente fatti delle domande. Abbiamo cercato informazioni su internet, con il risultato di uscirne più confusi di prima. Da una parte lo schieramento dei medici che condannano l’associazione autismo/vaccini. I vaccini vengono considerati un aiuto e non una condanna e la relazione tra i due sarebbe una bufala. Dall’altra invece genitori (ma non solo) di bambini che si sono ammalati dopo i vaccini e che informandosi hanno messo in rete informazioni volte a convincere gli altri genitori che i vaccini siano dannosi.

    Cosa scegliere per Lavinia? Abbiamo parlato con altri genitori, amici, di entrambe le campane. Non sapevamo davvero che fare. Da una parte questa nostra convinzione della non-effettiva-necessità dei vaccini. Dall’altra la paura che potesse contrarre queste “banali” malattie ma averne conseguenze gravi. Da una parte gli studi scientifici, dall’altra queste storie sentite in tv o lette in internet. Un giorno pensavamo sì, un giorno no.

    Poi abbiamo dovuto decidere e abbiamo scelto di affidarci all’istinto, e di seguire solo quello, sperando di non sbagliare. Abbiamo deciso di vaccinare Lavinia, convinti dalle parole del pediatra privato di Lavinia, che come già raccontato qui, è un medico atipico, che non parteggia per nessuna casa farmaceutica, e si schiera sempre dalla parte del bambino. Il pediatra mi ha detto che, è vero sono malattie che sembrano innocue e nella maggior parte dei casi si risolvono senza complicazioni, ma volte non va così e ci sono casi di encefalite che portano persino alla morte. Per questo, secondo lui, almeno l’MPR era consigliabile farlo. E il suo parere circa l’autismo è che i due non siano correlati, che l’autismo si sviluppa intorno ai 18 mesi, proprio quando vengono vaccinati i bambini, per cui alcuni arrivano a pensare che ci sia un nesso, ma non è scientificamente provato. Che i bambini autistici spesso danno dei segnali ben prima dei vaccini, solo sono troppo piccoli per rendercene conto.

    Per la varicella invece mi aveva semplicemente detto di non preoccuparmi e che la prima volta che avessi sentito di un cugino/amico di Lavinia con la varicella di portarla in quella casa a farla contagiare. In modo che la prendesse da piccola e basta. Testuali parole di un medico, non di parte.
    Nel mio personale caso poi mi hanno anche convinta le parole della mia ginecologa che è anche una mia amica. Mi ha consigliato di farli e quando le ho chiesto se lei li avrebbe fatti se Lavinia fosse stata sua figlia (non è ancora mamma quindi non potevo avere un esempio più pratico) mi ha risposto . Ho pensato: se lei che è medico vaccinerebbe la sua ipotetica figlia, chi sono io per decidere per il no?
    Così abbiamo deciso. Avremmo vaccinato Lavinia per MPR e antimeningococco C.

    Lo stato d’animo di quella mattina era talmente “agitato” che quando siamo arrivati all’asl e la pediatra di Firenze ci ha “consigliato” anche quello per la varicella, insinuando anche in questo caso lo spettro dell’encefalite, abbiamo detto sì e abbiamo trattenuto il respiro. Eravamo al colmo dell’ansia e della preoccupazione, non in condizione di decidere in quel momento se fosse meglio aprire una polemica con la dottoressa per valutare rischi e benefici. Forse se avessi saputo prima che a Firenze facevano anche quello, mi sarei studiata il caso e avrei preparato la controffensiva. Purtroppo ripeto ero in uno stato di agitazione tale che il mio scopo era solo finire il primo possibile e riportarmi la bambina a casa. E non pensarci più per i seguenti 5 anni. Così è andata.

    Ancora oggi quando leggo su Fb propagande pro o contro i vaccini mi chiedo se abbiamo fatto la scelta giusta. Trovo che ci sia del terrorismo psicologico da entrambe le parti. Non solo come nel mio caso pressioni fatte dai medici come l’ultima dottoressa del vaccino di Lavinia che mi aveva raccontato di una bambina morta sotto i suoi occhi per encefalite acuta causata dalla varicella, ma anche da parte di chi, sceglie di non vaccinare i propri figli e riporta casi strazianti di bambini morti “per colpa” dei vaccini.

    Insomma da qualsiasi parte stai, sbagli.

    Quello che so è che spero di aver fatto del bene a mia figlia e di non averle causato un problema.
    Quello che so è che spero di aver avuto ragione e di non dovermene mai pentire.
    Quello che so è che nessuno ha dimostrato che i vaccini possano causare l’autismo. Allo stesso tempo nessuno ha dimostrato che l’autismo non sia causato dai vaccini.
    Quello che so è che se non l’avessimo vaccinata avrei avuto ansia ad ogni malattia sapendo che se qualcosa fosse andato storto, la colpa sarebbe stata nostra nel decidere di non vaccinarla. Cosa che sarebbe successa anche se qualcosa fosse andato storto vaccinandola.

    In questi casi purtroppo come anticipato a inizio post vige la regola dell’istinto e della scelta dei genitori, che agiscono, o sperano di farlo, nel miglior interesse dei propri figli. Se su google digitate “Vaccini sì o no” vedrete quanti risultati usciranno. Ci sono moltissimi genitori impanicati che si trovano a navigare in rete per avere una risposta, quella giusta, che purtroppo non c’è. Quindi se speravate di trovare una risposta in questo post, mi dispiace ma non l’avrete.

    Quello che posso consigliarvi è di informarvi, di parlare con i vostri pediatri e una volta raccolto informazioni da ambo le parti, di sedervi a tavolino con il vostro compagno/marito/fidanzato e di decidere serenamente (per quanto possibile) di ascoltare solo una “campana” in base alle vostre sensazioni, ai vostri pensieri e al vostro cuore. Solo questo. Consapevoli della grande responsabilità che vi state prendendo , perché essere genitori, come detto, è anche questo. Ma con la serenità di sapere che qualsiasi cosa decidiate di fare la state facendo per il bene del vostro bambino. Che si fida di voi e del vostro istinto.

    Coraggio, è solo l’inizio! 😀

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