Cesareo vs parto naturale. Due esperienze a confronto

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Quando aspettavo Lavinia ero terrorizzata dall’idea di partorire. Dicevo sempre che avrei voluto fare il parto cesareo, perché anche se si trattava pur sempre di un intervento chirurgico, mi spaventava meno della possibilità di spararmi 150 ore di travaglio per poi finire probabilmente sfinita sotto ai ferri comunque. Già, perché io il mio parto me lo ero immaginato così, così come è accaduto a molte mie amiche. Ore ed ore di sofferenza, in cui le provi tutte, e poi cesareo come botta finale. Un incubo. Inoltre credevo di non essere portata alla sofferenza per cui mi sembrava più facile accettare un taglietto sulla pancia piuttosto che affrontare un parto naturale.

Quando Lavinia al 7° mese di gravidanza si è improvvisamente girata e si è fatta trovare dall’ecografista a testa in su, ho pensato ad un regalo per me. Mi sono detta: mi ascolta, sa che ho paura, mi facilita le cose. E’ vero che molti ginecologi privati ti accontentano se chiedi di avere un cesareo. Non dovrebbero farlo, ma purtroppo o per fortuna è così. Però io a quella richiesta non ero riuscita ad arrivare perché mi sentivo in colpa, mi dicevo che era un mio capriccio, e che se la natura, il destino, voleva per me un parto naturale era perché forse sarebbe stato giusto così (ribadisco che ero convinta che sarei comunque arrivata al cesareo dopo ore di sofferenza).

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Come dicevo Lavinia si era girata mettendosi podalica. La ginecologa mi aveva invitato a tornare da lei dopo un mese. Se Lavinia non si fosse rimessa in carreggiata nel frattempo, avremmo concordato la data del cesareo. Sono uscita da lì speranzosa. Felice. Emozionata. A pensarci ora, con il senno di poi ero davvero “rimbambita” . L’illusione è ovviamente durata solo 24 ore perché la sera dopo ho sentito un movimento strano degno di una contorsionista da Circle du Soleil e ho capito che Lavinia si era rigirata. Sensazione poi confermata dall’ecografia. Cesareo programmato saltato. Così sono arrivata alla mia “scadenza” con tutte le paure del caso. Da quando mi si sono rotte le acque poi, all’arrivo in sala parto, è passata solamente un’ora. E sono stata subito invitata a “spingere” perché era il momento.

Quindi con tutti i film che mi ero fatta su quel momento, sulle ore e ore di travaglio, sulla difficoltà di farla nascere, quando ho capito che quel famoso momento era arrivato, ero ancora più spaventata perché non capivo perché stesse andando tutto così velocemente. Un’ora dopo nasceva Lavinia. 4 spinte. Un parto naturale da incorniciare. Certo in quel momento sicuramente ho sofferto, ma un secondo dopo averla vista avevo già dimenticato tutto. Come avevo sentito tante volte dire da altre mamme e ogni volta avevo pensato: non ci credo nemmeno un po’.

Quando al corso preparto ci dicevano di non entrare in fissazione, di non dare niente per scontato, di non pensare di programmare perché tanto sarebbe andato tutto nella maniera più opposta, avevano ragione. Tutto è andato al contrario di come avevo previsto. Per fortuna. Sono stata fortunata. Senza dubbio. Avevo immaginato il peggiore dei parti e invece è andato tutto perfettamente bene. Se penso che avrei tanto sperato in un cesareo, mi viene da ridere, perché sarei andata incontro sicuramente a dolori peggiori. Tutto questo con il senno di poi e con la BDC del mio easy parto.

Ovviamente però ogni parto è a sé. E la soglia del dolore di una donna non è come quella di un’altra. Io per esempio ho scoperto che la mia è alta, cosa che non immaginavo. Conosco ragazze che invece si sono rese conto di non sopportarlo. E di aver ringraziato di aver partorito con l’intervento.

Le storie che vi vado a proporre sono 3 storie differenti. Ve le racconteranno 3 amiche che non si conoscono tra di loro, non si sono mai parlate. E vedrete come alla fine diranno esattamente la stessa cosa pur partendo da esperienze diverse, da ospedali diversi. Livia e il suo cesareo a Palermo, Elena e un parto naturale un po’ più problematico del mio a Pistoia e Margherita che ha provato entrambe le esperienze a Novara. Tutto questo non per spaventare le future mamme. Ma per dire che ogni donna è a sé e che ogni parto, comunque avvenga, è un momento che segna la vita di tutte noi. Indipendentemente da come diventiamo mamme. E che il risultato alla fine è lo stesso: quel meraviglioso interminabile primo sguardo .

La prima storia che vi racconto è quella di Livia, anzi ve lo racconterà direttamente lei:

Inizio ringraziando Serena per avermi chiesto se volevo condividere il racconto del mio parto cesareo e soprattutto la ringrazio per avermi chiesto “se te la senti eh???”
Nessuno mi ha mai chiesto di parlarne, nemmeno i miei parenti e amici, forse per il fatto che il mio non è stato un taglio cesareo d’urgenza ma un TC programmato, ma nessuno si è mai soffermato su quel momento.
La gravidanza di Elena, la mia prima gravidanza è stata meravigliosa, ma la piccola furbetta non si è mai messa in posizione, dal 4 mese in poi si presentava podalica…esattamente il contrario di come dovrebbe essere. Ho provato tutte le posizioni possibili per farla girare, sembravo una contorsionista, ma niente…del rivolgimento manuale avevo paura e quindi mi sono arresa a questo parto programmato. Col mio ginecologo concordammo una data, il 2 Settembre 2011, a 38 settimane + 4 giorni, un venerdì, perché lui i TC li fa i venerdì e così, se tutto va bene, il lunedì si torna a casa.
Due giorni prima ho fatto tutti gli esami del sangue, elettrocardiogramma e visita anestesiologica e il giovedì sono stata ricoverata. Sapevo che avrei fatto questo parto in anestesia generale, per cui totalmente addormentata e intubata, per aiutarmi nella respirazione, a causa di una fastidiosa infiammazione al nervo sciatico.
Il giorno del parto ero un fascio di nervi, mi veniva da piangere e ridere insieme, cercavo di sdrammatizzare ma ero troppo nervosa. Alle 10 entra l’ostetrica per farmi il tracciato e mi consegna il camice che avrei dovuto mettere…una velina verde aperta pericolosamente sul retro… ma non solo…entra un’ infermiera che mi dice “signora ecco il clistere!” Il clistere?? e facciamolo…poi un altra “Ecco il catetere!” Pure!! Devo dire che non è stato doloroso per cui, donne all’ascolto state serene! Mi portano via, saluto commossa mio marito, aspetto circa 20 minuti in un corridoio vicino alla sala parto, una donna stava partorendo, urlava…ecco il mio turno. Passo in un gelido lettino, mi legano le braccia, mettono flebo (già mi sentivo male), il mio ginecologo mi cosparge il pancione di quel liquido rossastro disinfettante e nel frattempo l’anestesista fa il suo mestiere, mi sento risucchiare dal pavimento poi buio.
Mi sveglio chiamata dall’infermiera, sono confusa, ho sonno, chiedo che ore sono, dico che non farò mai più figli e poi…Ops!! e la bimba? Come sta? Mi rassicurano sta bene, è piccolina e sentiva freddo. Amore mio pensavo, senza la mamma come ti sei sentita? Arrivata in stanza rivedo tutti, mio marito e i miei familiari e dopo un po’ eccola…uno scricciolo di 2.760Kg per 45 cm che abbiamo chiamato Elena. La voglio subito in braccio, la guardo, non ci posso credere.
I dolori post operatori sono arrivati quasi subito, erano contrazioni uterine molto forti e la flebo quella notte non ha tenuto straripando…poi la storia della “canalizzazzione” ovvero la maniera carina di chiedere “Hai fatto le puzzette?” Perché far uscire tutta l’aria è un buon sintomo di un primo passo della guarigione, vuol dire che l’intestino è stato rimesso al posto giusto…meno male!
Elena è stata bravissima tutte le notti, dormivamo insieme nel letto e quando ho tolto le flebo è stata una liberazione. Il lunedì siamo state dimesse, certo la postura tipo vecchietta di 100 anni, per via dei 18 mega punti che avevo mi facevamo imprecare ogni tanto, (punti che ho tolto 10 giorno dopo) ma io ero felice di tornarmene a casetta con il mio scricciolo e mio marito, e ovviamente, dato che 2 anni fa non avevo uno smartphone, ero impaziente di condividere la mia gioia con le mie compagne Settembrine, e di scoprire i nuovi nati di quei giorni.
Il mio non è stato un parto naturale, non ho visto mia figlia nascere, non ho sentito il suo primo vagito, ovvio che mi dispiace di non avere vissuto quei momenti, io l’ho accettato dopo qualche mese, non lo nego, ma quel che conta è il risultato finale no? Guardo Elena che gioca e mi sorride e non mi importa più di come è nata. Livia

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Ecco il parto naturale complicato di Elena:

Dunque…cerchero’ di essere breve ma, come Serena sa, la mia storia ha mille sfaccettature…C’era una volta una ragazza di 27 anni incinta che, come tutte le mamme al primo figlio, non sapeva un accidente di cosa comportasse una nascita.La mia dpp era il 27/09/2009 e man mano che questa data faceva capolino, la mia tranquillità vacillava. Chiaramente la data viene superata ed inizio i monitoraggi che si perpetuano fino al 7 ottobre…Io questa figlia non la volevo proprio mollare! Il medico di turno, vista la mia situazione uterina (tutto chiuso!!!) mi programma l’immissione di un palloncino (da posizionare nell’utero) che gonfiandolo pian piano avrebbe dovuto facilitare la dilatazione…Mi sarei dovuta ricoverate l’ 8 sera …Tornai a casa con la testa piena di idee cercando di immaginare quel palloncino che mi divideva dalla mia bambina e cominciai a pensare che forse la situazione si stava complicando un po’. La notte stessa vado a letto verso mezzanotte e mi addormento dopo poco…alle 2, presa da una stranissima sensazione, balzo in piedi e allago il pavimento esclamando: “ODDIO”!…Si erano rotte le acque….Dopo una convulsa riunione familiare in bagno, decidiamo di recarci al pronto soccorso. Mi visitano, dichiarano rotto il sacco e mi ricoverano dicendo che comunque l’ utero era sempre chiuso e che dovevamo aspettare…Il mio tampone era negativo, le acque erano in abbondanza, quindi….aspettiamo…Ho passato 2 giorni fatti di monitoraggi, flebo e contrazioni che io sentivo bene ma che in realta’ non erano quelle giuste. L’induzione al parto viene praticata con la flebo la mattina del 9 ottobre alle 6.30….Io ero immobile in un letto pieno di fili con le acque rotte ormai da 48 ore e attorno a me c’erano persone alle quali sembrava non interessare tanto il mio stato di salute ma l’ orario del cambio turno. Alle 7 cominciano le contrazioni quelle toste ed io non potevo neppure muovere una gamba visto che mi avevano quasi legata al letto. Mio marito diventava ad ogni contrazione sempre piu’ pallido ed io, stremata dal travaglio e dalla quarta notte insonne, dico alla ginecologa: “non ce la faccio…non ce la posso fare …” Lei prontamente risponde: “le donne hanno mille risorse…e così e’ stato…Petra nasce alle 15.45 del 9 ottobre e mi viene messa subito al seno…In quel momento sento un dolore talmente lancinante da dover urlare…guardo il mio seno e vedo una ferita trasversale che attraversa tutto il capezzolo e sta sanguinando….Da lì non ero più io….la gioia che avrei dovuto provare non c’era…ero devastata nel corpo e soprattutto nell’anima…La prima notte è stata un incubo…Petra continuava a rigurgitare sangue inghiottito durante il lungo travaglio ed io cercavo inutilmente di attaccarla al seno facendola strillare e ancora strillare. Passai il secondo giorno a piangere come una fontana e mi ricordo che mio marito mi disse una cosa che non dimenticherò mai: “non ti disperare…adesso il tuo unico pensiero sara’ la bambina, non dovrai cucinare, lavare, nè fare nient’altro….SOLO pensare a lei.” Quelle parole furono un macigno…La verita’ era che io avrei voluto fare di tutto tranne quello….Avrei voluto cucinare per ore e stirare senza sosta ma….NON OCCUPARMI DI LEI…..Avevo paura, ero insicura su tutto e piangevo, piangevo, piangevo…La delusione per non essere riuscita ad allattare era cocente e si aggiungeva alla lunga lista di difficolta’ che questa maternita’ stava comportando. Quell’ esperienza mi ha segnato tanto e purtroppo mi faceva da FILTRO per ogni ostacolo che la vita mi riservava…ho dovuto fermarmi un attimo, per poi avere il coraggio di ripartire…ma…..il 19 marzo 2013 è nata Bianca, la mia secondogenita. L’ ho voluta con tutte le mie forze…contro tutto e tutti…lei e’ la mia rivincita…Uno dei miei piu’ grandi difetti e’ la testardaggine ma grazie a lei mi sono rialzata ed ho VINTO. Ho ancora paura del buio, ma ora so che dopo arriva la luce. Elena

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Ed infine la duplice esperienza di Margherita:

Lunedì 16 ottobre 2006 ore 11.38 Ospedale Maggiore di Novara, dopo una problematica gravidanza nasce Riccardo con taglio cesareo. Lo sapevo dalla seconda ecografia che sarebbe stato un TC perchè purtroppo il signorino si era incastrato con il sederino in fondo all’utero e la testa in alto e il ginecologo mi aveva già preannunciato che, pur riuscendo a muoversi tanto, il piccolo non si sarebbe mai girato e messo nella giusta posizione per un parto naturale. Io non sono una di quelle donne che pensa “Ah il parto cesareo non è un vero parto” oppure “Ah non sei una mamma al 100% se partorisci tuo figlio con il cesareo”, e vi assicuro che queste frasi le ho sentite davvero da altre donne. Non nascondo però che avrei preferito partorire naturalmente per una serie di motivi, primo fra tutti: il TC è una vera e propria operazione chirurgica con tutti i rischi di un intervento, e la cosa mi spaventava molto. Detto questo il mio TC, anestesia a parte, per quella ci sono stati dei problemini, è andato secondo i piani. Purtroppo Riccardo l’ho visto qualche secondo una volta fuori, perchè poi io dovevo subire un altro piccolo intervento e lui è stato portato a fare tutte le visite di routine insieme al papà. L’ho rivisto ancora qualche secondo già lavato e vestito con la sua splendida tutina arancione e blu, mentre io ero ancora in sala operatoria. Lo ricordo bellissimo, bianco e rosa, era perfetto. Un vantaggio del TC per i bambini è che non fanno il minimo sforzo. Purtroppo io la notte l’ho passata con dei dolori atroci e il giorno dopo idem nonostante gli antidolorifici. Le infermiere del nido passavano ogni 15 minuti per chiedermi se volevo provare ad attaccare al seno Riccardo per iniziare ad allattare, ma stavo male continuavo a piangere e ho avuto una crisi che ha preoccupato molto mia mamma e mio marito perchè mi rifiutavo di prendere il bambino in braccio. Ma il mercoledì tutto è cambiato, sono riuscita ad alzarmi dal letto, ho preso mio figlio in braccio e da allora è diventata la mia ragione di vita, l’ho allattato e tutto è andato per il meglio. Il giovedì, anche se il gine era contrario, ho firmato tutte le scartoffie e sono tornata a casa per la prima volta come mamma. Il giovedì pomeriggio già pulivo casa. La ferita non mi ha dato nessun problema e la cicatrice adesso è quasi invisibile.
Sabato 19 marzo 2011, ore 13.39 Ospedale Maggiore di Novara, dopo una difficilissima gravidanza, nasce Martina con parto spontaneo (?!?). Eccoci: mi si è presentata l’opportunità che aspettavo far nascere mia figlia con parto naturale, lei era in posizione dal sesto mese e il gine mi aveva chiesto “Signora tentiamo di farla nascere naturalmente anche se il primo è stato un TC?” (TENTIAMO…. TENTO) io che ero già super informata avendo letto di tutto e di più, dico “Certo se lei mi assicura che non ci sono rischi per la bambina assolutamente parto naturale”, lui mi fa tutte la rassicurazioni del caso e così passano i mesi. Data presunta del parto 18 marzo. Io vado a fare l’ultima visita il 15 marzo e lui serenamente mi dice “mi dispiace ma l’utero è talmente duro e sigillato, colpa della cicatrice lasciata dal TC, che la bambina da sola non riuscirà mai a nascere, programmiamo un cesareo per il 21”. Il 2011 era il 150° anniversario dell’unità d’Italia e il 18 marzo giorno di festa, cadeva di venerdì e il mio gine faceva weekend lungo così il TC me lo aveva prenotato per il 21. Ma non ci siamo mai arrivati al 21. Giovedì 17 ho iniziato ad avere le contrazioni già molti forti, e tra giovedì e venerdì notte forti perdite ematiche, quindi di corsa all’ospedale di Novara, dove mi hanno detto che le contrazioni erano giuste ma ero a soli due cm di dilatazione, mi hanno ricoverata e monitorata tutto il venerdì e la notte tra venerdì e sabato. Il sabato mattina la dilatazione era sempre due cm. Decidono di portarmi in sala parto e di farmi ossitocina, il gel non si può fare a chi ha partorito in precedenze con TC. L’ossitocina è micidiale chi l’ha provata non può dimenticare, e non sto qui a raccontarvela. Insomma l’ossitocina qualcosa ha fatto la dilatazione a fatica è arrivata a 7 cm dopo circa 4 ore di flebo. Il mio parto all’ospedale di Novara lo ricorderanno per moltissimi anni. Alle ore 12.30 c’erano più persone in sala parto con me, tra chirurghi, medici, anestesisti, infermiere, ostetriche e tirocinanti che ad un concerto di Vasco. Hanno mandato fuori anche mio marito perchè non ci stava più. Vabbè non gli è andata male, essendo il 19 festa del papà gli infermieri stavano festeggiando e mangiavano i pasticcini e lui si è unito al gruppo (me lo ha detto dopo, ovviamente). Insomma a quel punto decidono basta si fa il TC d’urgenza, subito mi fanno anestesia epidurale e inseriscono catetere quando arrivano le spinte, il terrore tra i medici, bisognava far nascere la bambina prima che l’anestesia facesse effetto, ormai intervenire chirurgicamente non era più possibile. Sentivo dire ventosa, ventosa… Ho urlato con tutta la forza che avevo no la ventosa no! Per fortuna la mia ostetrica Lorenza, che ha ritardato le sue ferie per assistermi fino alla fine, ha preso in mano la situazione e mi ha guidata, e in tre spinte Martina è nata senza ventosa, con soli 7 cm di dilatazione e con episiotomia. Ho avuto più punti per il parto spontaneo (mah…) che per il TC. Me l’hanno messa sulla pancia, lei ha cercato subito la tetta, si è messa a ciucciare… e io mi sono sciolta in un lunghissimo pianto liberatorio. Purtroppo ci sono stai altri problemi dopo… per me, ma lei stava benissimo e questo era quello che più mi interessava.
Io credo che nulla sia impossibile, se avete fatto un TC come primo parto non è detto che il secondo debba essere per forza un altro TC, però non intestarditevi sul parto naturale. Io mi ero fissata e volevo a tutti costi partorire naturalmente ma abbiamo corso dei seri rischi io e Martina, e con il senno di poi, tornassi indietro, programmerei il TC le classiche due settimane prima della data presunta del parto. Poi è vero che partorire naturalmente è l’esperienza più FAVOLOSA che una donna possa fare, è unica, ma se è necessario è giusto fare il TC.
Ogni donna, ogni gravidanza e ogni parto è a sé. Non ci sono regole. Si può leggere qualsiasi cosa. Si possono ascoltare i racconti di tutte le donne del mondo, ma ognuna di noi avrà il suo personalissimo parto e la sua personalissima storia da raccontare.
Grazie Serena che mi hai dato l’opportunità di raccontare la mia. Margherita

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Come avete potuto notare, nonostante i mille intoppi che si possano presentare durante un parto, le tre mamme qui sopra dicono la stessa cosa: poco importa di come sono nati, l’importante è che siano qui. Per questo non preoccupatevi. Godetevi il momento. E anche se non dovesse andare come avevate immaginato, non sentitevi in colpa, né meno mamme. Quello che dice Margherita, sull’idea di non completezza di un parto cesareo, è vero, purtroppo l’ho sentito dire anche io. Spesso si tende a pensare di non essere state in grado di far nascere i propri figli naturalmente portandosi dietro uno strascico di depressione. Non soffermatevi sul come nascono i bambini. Non sarete meno mamme per questo. Ma sul tipo di vita che avrete con loro. Quello farà di voi delle mamme brave o meno. Gli insegnamenti, le esperienze, la vita, questi saranno il vero banco di prova. Il parto è solo il mezzo attraverso il quale abbraccerete finalmente i vostri adorati bambini, niente di più. E’ un’esperienza incredibile, la più incredibile forse. Ma quel che conta è il fine, non il mezzo.

Alla fine che differenza c’è se a portarli è stata una cicogna o un cavolo?;-D

bart

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PS: grazie ragazze!!!

Che ne pensi?