Aiuto mia figlia non parla

Quante volte nei primi di tre anni di Ludovica ho avuto la tentazione di andare a cercare su Google queste poche parole “mia figlia non parla”.

D’altronde lei, verrebbe probabilmente inserita nei cosiddetti “late talkers” visto che ha iniziato a parlare da qualche mese, alla soglia dei 4 anni.

A due anni, quando gli esperti si aspettano che i bambini dicano tot parole (che non starò qui a numerare per non creare ulteriori ansie a chi sta leggendo), lei non le diceva.

Ludovica ha detto papà qualche giorno prima di compiere due anni. Due anni.

Diceva mamma, e diceva “uaua”, per indicare l’acqua, ma non diceva altro.

E io iniziavo ad avere un po’ di tremarella, perché il paragone con la sorella si faceva sentire.

bambina con il suo papà

Le ho addirittura tolto il ciuccio dall’oggi al domani, pensando che il fatto di averlo sempre in bocca le facesse da tappo e non la facesse parlare.

Sì, 24 ore dopo averle tolto il ciuccio ha detto papà. Ma non ha di certo cominciato a parlare.

E poi vedevo lo sguardo delle persone quando mi chiedevano “parla?” e alla mia risposta negativa aggiungevano come per mettere una pezza “e va beh non è come sua sorella, parlerà prima o poi.. e poi in caso tu dovresti/potresti fare questo quello e quell’altro“…

Prima o poi, come se ci fossero tappe da rispettare, il famoso numero di parole da sapere entro quei mesi, le cose da saper dire entro quella data, e un percorso da seguire per risolvere velocemente quella mancanza.

Un’ansia da prestazione continua. Ansia che ti vogliono trasmettere gli altri tra l’altro, e che tu non hai.

I bambini di oggi ahimè non sono più liberi di essere bambini con i loro tempi e le loro necessità, no, devono per forza rientrare in statistiche ed essere nella media, allinearsi agli altri, altrimenti, c’è qualcosa che non va.

Ad aumentare la mia voglia che cominciasse a parlare per zittire un po’ tutte le opinioni non richieste degli altri, si aggiunse poi un giorno la pediatra del consultorio del mio paese.

Portai Ludovica a fare la prova peso dei 18 mesi, e lei, che non ci aveva mai viste se non in occasioni di pesate precedenti, e senza fare ulteriori semplici controlli sulla bambina, mi disse: signora, se la bambina a 20 mesi non parla dobbiamo farle fare una visita dal neuropsichiatra.

Neuropsichiatra. Perché a 18 mesi Ludo non parlava.

Per fortuna io sono una donna poco ansiosa (anche se a volte anche io vado in palla) e avevo già una figlia.

Quindi se anche il paragone con Lavinia poteva farmi pensare che la pediatra avesse le sue buone ragioni (Lavinia a due anni parlava correttamente e infatti ora ha una grandissima proprietà di linguaggio, a volte pure troppa…), decisi di non dar troppa importanza a quelle parole.

Alla prima occasione ne parlai con il mio pediatra, il quale, conoscendo bene la bambina, vedendo che era da sempre una bambina vivace, attenta e furba, formulò la sua diagnosi: Ludovica non aveva alcun disturbo, né ritardo. Era semplicemente una bambina pigra che andava stimolata.

Lavinia ad un anno aveva cominciato l’asilo nido, quindi anche se già predisposta di suo, aveva comunque ampliato la sua conoscenza linguistica anche grazie alle maestre del nido e alle attività che la tenevano impegnata durante la giornata.

Ludovica invece il nido non l’ha fatto ed è stata sempre con me, che lavoravo da casa. Quindi fino ai tre anni, nessun coetaneo o nessuna maestra dedicata che la incentivasse a parlare.

Io la capivo senza che lei parlasse, sua sorella la interpretava perfettamente e aiutava il papà nella traduzione, quindi a Ludovica non serviva cominciare a parlare. Tanto quello che voleva otteneva.

Il mio pediatra ci disse quindi di cominciare a farla sforzare non assecondandola e a leggerle dei librini facili la sera che le permettessero di formulare i suoni per imparare nuove parole.

Per una visita neuropsichiatria (che è la visita che si fa prima di andare dal logopedista) avremmo potuto aspettare ancora; se proprio dopo sei mesi di materna la situazione non fosse migliorata, avremmo visto il da farsi.

A settembre 2018, a tre anni esatti di vita, Ludovica ha cominciato la scuola materna, senza sapersi esprimere correttamente.

primo giorno di scuola materna

Diceva giusto le parole che servivano a sopravvivere, le altre le pronunciava in maniera incomprensibile o non le diceva proprio.

E questa cosa mi faceva un po’ paura perché temevo che non sarebbe riuscita a fare amicizia e a farsi capire. Invece la maestra mi tranquillizzava dicendo che si faceva capire benissimo, anche grazie al suo caratterino.

Tre mesi dopo durante la prima recita a scuola Ludovica era quella che su quel palco cantava più di tutti, a squarciagola. Per capire bene cosa dicesse ho dovuto fare una ricerca in internet, ma lei era lì, sorridente, orgogliosa e felice.

recita scolastica materna

A fine anno scolastico il suo linguaggio era decisamente migliorato, parlava di più e si capiva meglio.

Ma è stata questa estate, senza maestre, né amici, con noi, senza stimoli particolari, che Ludovica ha avuto l’esplosione del linguaggio. Nell’estate che l’ha portata a compiere i 4 anni.

Quindi se siete capitate qui perché cercavate aiuto, esperienze, casi, preoccupate dal prolungato silenzio di vostro figlio, io vi dico, fate un bel respiro e state tranquille.

Se vostro figlio è un bambino vivace, che non presenta problemi comportamentali, che si relaziona bene con gli altri, che gioca, corre, ride, vi risponde se lo chiamate, ma non parla, vedrete che quando avrà voglia lo farà.

E quando comincerà non la smetterà più e voi rimpiangerete quei momenti di pace che avevate, quando le vostre orecchie non sanguinavano per le troppe parole ascoltate.

Anche se lo so, lo capisco, sarete molto più tranquille.

Sere-mammadalprimosguardo

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