Sentirsi una mamma sbagliata

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La scorsa settimana mi ha scritto una ragazza che si chiama Stella e che mi segue sui social.

Aveva letto su Facebook un post di un’altra mamma blogger in cui raccontava il suo essere mamma e le sensazioni provate. Non riconoscendosi in quel racconto, fatto di tante parole d’amore e di messaggi super positivi, Stella decide di chiedere a me quale sia la prima parola che mi viene in mente quando penso al concetto di maternità.

Ciao Sere, scusa se ti disturbo. So di essere una perfetta anonima ma scrivo a te perchè mi piace il tuo modo di scrivere, la tua spontaneitá e come sei sempre solare. Volevo chiederti se puoi domandare alle tue lettrici qual è la prima parola che userebbero per definire cosa significa essere mamma! Io non riesco a mettere felicitá al primo posto, vorrei capire se sono sbagliata io o se è una gran fatica anche per qualcun’altra..😥

Ovviamente le ho risposto in privato, raccontandole quello che provo o che posso pensare di sapere stia provando lei, in base alla mia esperienza. Ma le ho anche promesso che comunque avrei condiviso con voi questa sua richiesta. Ed eccola qui.

So che non è facile rispondere a Stella, anche io ho fatto fatica. Perché oggi se la giornata è positiva, vedo solo le cose belle, e sono la mamma più felice del mondo, ma domani se Saturno mi rema contro, sarò nervosa e forse penserò di essere molto stanca.

Non c’è ovviamente una parola che possa sintetizzare il ruolo più bello e complicato del mondo. Ma mi piacerebbe che ognuna di noi si prendesse qualche minuto per essere sincera. Con se stessa semplicemente. Senza star a pensare quale sia la cosa più giusta da scrivere, quello che si aspettano gli altri o cosa si vorrebbe essere. Senza nemmeno troppi sensi di colpa, che non servono a nulla. Semplicemente la verità. La prima parola che ci viene in mente.

Envie de Fraise
Ognuna di noi vive dei momenti più o meno duri. Diventare mamma stravolge totalmente la vita di una donna. È il mestiere più bello del mondo ma è sicuramente il più difficile. Non dormi più, spesso mangi al volo, corri tutto il giorno, magari non ti lavi.

Insomma i primi tempi sono duri.

Poi si recupera, ci si rimpossessa della propria vita. E spesso si finisce a guardare al passato con nostalgia. A quando quell’esserino dipendeva da noi e non ci permetteva di fare nulla. E si realizza che tutto quel “peso” che sembrava schiacciarci ogni giorno di più, è andato via e forse in realtà ci manca anche. Nottate in bianco comprese (no beh non esageriamo).

Ma in quel momento, quando quel momento lo stai vivendo, sembra tutto più difficile.

Non tutte abbiamo la stessa forza, non per questo siamo meno brave. C’è chi va dritto per la sua strada e chi invece ha bisogno di una parola di conforto. Tanto difficile spesso da trovare, soprattutto in rete dove oramai è la guerra a chi è la mamma dell’anno.

E’ chiaro che ci sono situazioni ben peggiori della nostra e dolori che non sono nemmeno lontanamente paragonabili ad un nostro “capriccio” del momento. Anzi spesso guardare ciò che ci circonda può anche farci vedere quanto siamo fortunate. Ma è anche vero che raccontare il nostro momento, il nostro essere mamme a seconda della fase che stiamo vivendo, potrebbe essere d’aiuto a Stella, e a chi come lei si sente inadeguata ora.

La responsabilità di essere mammaFacciamolo per bene. Dimostriamoci solidali, per una volta. E siamo oneste anche quando abbiamo una corazza che ci portiamo dietro sempre.

Oggi è il giorno giusto per sfogarci.

Comincio io: la prima parola che mi viene in mente per definire cosa significa essere mamma è

RESPONSABILITA’

La vostra?

Sere-mammadalprimosguardo

38 commenti su “Sentirsi una mamma sbagliata

  1. La mia parola è AMORE PURO..INCONDIZIONATO..sono mamma di due gemelle e ora aspetto la terza figlia..sono una maestra della scuola dell’infanzia..ma ho rinunciato alla mia passione di educare bambini, per stare con la mia famiglia!..con le mie figlie!!..stare con loro è il regalo più grande..io quando sento le altre mamme che mi dicono a per fortuna è lunedì così vanno a scuola..rimango senza parole..io ho iscritto Beatrice e Rebecca alla scuola primaria alle 27 ore..E una mamma mi disse:”ma no fagli fare il tempo pieno fino alle 16..così sei più libera!!..e io ma da chi dalle mie figlie.???”” No non esiste!!

    1. Io pure ho rinunciato al lavoro per stare con le bambine però onestamente sono felice che vada a scuola Lavinia. Per lei, che si diverte e impara, ma anche per me. Perché io anche ho bisogno di spazio. Loro sono la mia vita ma la mia vita è fatta anche da ciò che amo al di fuori. Per esempio scrivere eh!? Non altri impegni più modalioli perché io sono pigra pigra pigra 😉

  2. Dopo la prima gravidanza ti avrei risposto Felicità senza dubbio! Alla seconda invece,dopo le reazioni di gelosia della grande sono entrata in crisi,ho faticato ad accettare la seconda bimba,mi sono fatta aiutare…ora 19 mesi dopo mi vergogno delle cose pensate…ora sono contenta ed orgogliosa…ma ricordo i pianti!! Forza i figli sono ciò che di più bello ci sia stato donato!!

    1. Invece io vedi sono molto più felice ora con due che prima con una. Ogni storia è davvero diversa. L’importante è uscirne. Il percorso non ci rende meno mamme❤

  3. la mia prima parola è proprio “equilibrio” equilibrio tra le mie e le loro difficoltà, tra i sorrisi e i pianti, il divertimento e la responsabilità, tra la fatica e la gioia, bell’articolo sere e visto che siamo ti dico che mi strapiace anche il nuovo look del sito…bacissimo!

  4. Impegno per la vita, anche quando, come scrive Serena, i figli crescono e noi rimpiangiamo alcuni momenti di quando erano piccini. Ogni età ha i suoi bisogni e noi mamme, anche i papà eh, e a volte anche i nonni o gli zii e via così, ma in primo luogo noi mamme ci siamo, presenti, solide come montagne e a braccia aperte per ascoltare, consolare, aiutare ma anche per gioire con loro perché la cosa davvero bella di tutto questo è che dopo tutta la fatica esistono loro, i nostri figli, che i primi mesi ci ricambiano con un sorriso ma crescendo l’amore si moltiplica in gesti attenzioni parole… credimi Stella è l’avventura più faticosa impegnativa stressante spossante della nostra vita ma è anche quella che ci renderà di più in assoluto in termini di amore e nella vita cosa conta di più? Ps ti scrivo ora con un’emicrania pazzesca, dopo una notte in bianco passata a soccorrere prima la grande (10anni) con il mal di pancia e poi la piccolina (16 mesi) il cui mal di pancia ha fatto effetto all’alba: lettone inondato di latte … ma noi mamme abbiamo risorse e una resistenza infinite!!!

  5. Sono mamma da due mesi e mezzo… e spesso mi sento in colpa perché la paura di sbagliare mi fa essere nervosa e stressata. Ho paura che mi stia perdendo tutto ciò che di bello c’è in questo periodo. Insomma, mi sento frustrata per il fatto di non riuscire a godere pienamente della gioia che il Cielo ha voluto donarmi. Mi sento sopraffatta dalla stanchezza, dal senso di inadeguatezza, da mille paranoie, dalla paura di non essere una buona mamma e di non riuscire a far sentire al mio bambino l’amore immenso che provo nei suoi confronti.
    Roberta.

    1. Cara Roberta credo sia successo un po’ a tutte. La stanchezza è fisiologica, avere un figlio ti stravolge. Non sentirti in colpa. Ti stai già mettendo in discussione

  6. Ciao Sere e ciao a Stella!

    sottoscrivo quanto già detto da te Sere, e come mamma bis ti dico anche che, non a caso, la seconda maternità ha in riserbo delle gioie aggiuntive e meno ansie, proprio perchè le si sono già superate con il primo figlio.

    Ecco magari le difficoltà riguardano altri aspetti, tipo la gestione del rapporto di gelosia che può scaturire o l’organizzazione congiunta della vita di due e più bambini (e della propria e del menagè famigliare!!), ma se si superano le soddisfazioni sono ancora maggiori.

    La prima parola che mi viene in mente quando penso alla maternità è “legame”, che ha in sè il concetto di rapporto viscerale, istintivo, tra madre e figlio, ma non per questo facile e immediato. Anzi. Più aumenta il coinvolgimento e la responsabilità, più esso diventa “complesso” e ricco di sfaccettature.

    Un abbraccio,

    Elena

  7. Ciao sere,sono Sara 29 anni e mamma di due bimbi di tre e due anni ti leggo sempre e questo post mi tocca più di altri perché mi sento proprio come Stella.la maternità per quando meravigliosa e magica è anche sfiancante ..E ti risucchia ogni energia …Per me è stato e a tratti è ancora davvero difficile,in una società dove davvero si fa a gara a chi è più brava, più paziente,chi ha figli più intelligenti, buoni , obbedienti e facili…Io ho due bambini ” difficili” piangono spesso, urlano,fanno capricci, litigano…E a volte mantenere la calma da ” mamma perfetta ” é davvero complicato! Se penso a una parola per definire la maternità è : spossante.

    1. Spossante mi piace. Mi piacciono tutti i termini che avete usato. Perché sono tutti così veri. E capisco che avere due bambini così piccoli e vicini possa creare qualche difficoltà. Aspettiamo tempi migliori. Per poi rimpiangere questi☺️ un bacione

  8. “Forza” mio figlio è la mia forza per tutti i giorni brutti che sto attraversando.. Non è tutto bello e facile nella vita come si è abituati a vedere oggi sui social ci sono persone che ogni giorno combattono “per motivi diversi”… Ma non smettono di vedere il bicchiere mezzo pieno ma senza dubbio la mia forza è lui!

  9. Per me è un meraviglioso esaurimento! Tre anni e mezzo e nove mesi la piccola… a volte aspetto con ansia di stare con loro altre volte non vedo l’ora di andare al lavoro

  10. Anche io come Serena ho pensato Responsabilità… la cosa che mi ha destabilizzato di più i primi giorni è stato pensare che non ero più sola! Quando ho partorito c’è stato il terremoto di Amatrice e le scene che si vedevano alla televisione mi provocavano ansia e dolore… poi guardavo Anita , e tutto si acutizzava . Continuavo a pensare “e se c’è un terremoto, come la salvo?” ” e se mi cade?” “E se faccio un incidente in auto con lei?” La sensazione di essere impotente di fronte a certi eventi mi ha molto destabilizzata…poi mia sorella che ha due gemelli mi ha detto che lei i primi mesi sognava di continuò catastrofi e di non riuscire a salvare entrambe i bimbi….ogni mamma è diversa ma ogni mamma ha qualcosa in comune e come vedi Stella , non per tutte la prima parola e’ felicità

  11. ANSIA. È vero, un figlio è Amore puro, incondizionato, è fatica, gioia, è voglia di vivere. Un figlio è la forza che non pensi di avere, è guardarlo con gli occhi sognante mentre dorme o mentre scopre il mondo… ma un figlio è anche ansia, quell’ansia che non pensavi di avere e che invece taaaaaaaacccccc.. si presenta in quei giorni un po’ più difficili e non ti lascia scampo.. ti fa fare film mentali da Premio Oscar, ti fa vivere alcune situazioni con un filtro.. si vede che sono in fase pre ciclo, mannaggia!!!!!!!!!!!!!!
    Però è vero, non per tutte la prima parola è FELICITÀ.. perché FELICITÀ è l’ultima parola, quella parola che dopo ha un punto fermo e chiude tutti i vari discorsi. Perché basta poco, essere sdraiata sul divano come ora, allungare una mano (o un piede freddo), trovare il proprio marito o compagno, alzare lo sguardo e vedere Giacomo sul tappeto che gioca sereno. La mia ansia si è trasformata in FELICITÀ. Punto.

  12. Sono mamma di una bambina di 16 mesi, bhe capisco perfettamente stella (complimenti per il tuo nome, anche la mia principessa si chiama così). La prima parola che ho associato all’ essere madre è stata “sconvolgimento”..Non in senso negativo ma diventare madre è difficile inizialmente, tu ti ritrovi a non avere più orari. Dormire di mattina stare sveglia di notte.. tutto questo poi ampliato se la tua bimba soffre di coliche e di rigurgito come nel mio caso. Ho ringraziato e ringrazio sempre mio marito che ha sostenuto me ma soprattutto mi ha sostituito quando mi sentivo davvero distrutta. Ad oggi cmq ti dico che associo la parola mamma al suo sorriso.. Credimi dopo i primi mesi è tutto in discesa e tranquilla non sei l unica, anzi ci passiamo tutte… Mia suocera dice che con il secondo è tutto più facile ma per adesso ci viviamo in pieno la “discesa”. In bocca al lupo

  13. Inizialmente è dura credo per tutte, un figlio sconvolge tutti e tutto. Io ho due bimbe, la piccola di 16 mesi e la grande di 3 anni, ammetto che con la primogenita non ero serena all’inizio, tanta insicurezza e agitazione e fatica ad accettare il cambiamento. Con la seconda ero più serena e consapevole e ho affrontato i primi mesi molto più serenamente. Ora si alternano periodi più stressanti ad altri più “tranquilli”, le giornate sono tutte impegnative, alcune si affrontano con positività e altre mi vengono pensieri e ansia a non finire, ci sono momenti in cui sento il bisogno di riprendermi i miei spazi e poi invece senza famiglia mi sento persa.
    Se penso una parola per indicare la mamma e la maternità, per me è PAZIENZA! E si dalla gravidanza, passando al parto, al post parto, le varie fasi e relativi problemi di un neonato, di un bimbo, del marito . La felicità c’è, arriva, quando la stanchezza un pochino svanisce e vedi crescere tuo figlio, lo vedi imparare, interagire con te e il mondo, quando riuscirai a ritagliarti del tempo anche solo per bere un caffè o scambiare 4 frasi col marito. Piano piano, con pazienza e imparando a darsi del tempo…

    Un abbraccio

    Paola

  14. Buongiorno a tutte!
    Io direi “travolgente”.
    A volte sei travolta dall’amore, a volte dalla stanchezza, dalla tenerezza, dal nervoso per i mille capricci….

  15. Difficile trovare una parola sola.

    Concordo con tutto quello che avete scritto.
    E aggiungo ORGOGLIO.
    Perché ogni mamma è orgogliosa dei suoi figli, lo si legge chiaramente nei nostri occhi ogni giorno, ogni piccola conquista che fanno e ogni loro gesto d’amore nei nostri confronti.

    Poi si, ci sono i momenti difficili, quelli di sclero, quelli in cui tu sei appena rientrata dal lavoro la piccola piange e quello più grande ripete incessantemente “Mamma! Mamma!” e tu stai preparando la pappa alla prima, la cena al secondo e devi passare l’aspirapolvere per terra perché intanto “misteriosamente” il pavimento si è riempito di briciole (forse c’è anche un bicchiere rovesciato d’acqua sul tavolo) e non sai più da che parte girati…
    Non si chiama FATICA, questa…? 🙂 🙂 🙂

    Cara Stella ti capisco appieno, ma sono anche certa che oltre alla stanchezza, c’è anche tanta felicità nel tuo cuore. ❤

  16. la prima parola che mi viene in mente è FATICA. La fatica di rimanere coerenti con i propri principi e valori. La fatica è oggettiva, ho due pupi di 5 e 3 anni esuberanti, vivaci, pieni di vita che si amano da matti ma che si punzecchiano, si menano e urlano…lavoro su turni e lavoro di notte ogni 5 giorni, il mio compagno ed io non ci sovrapponiamo con i turni perciò se è al lavoro io sono a casa con i bimbi da portare in piscina e musica o a scuola di circo e magari ho la notte da fare e non riesco a chiudere occhio. La fatica c’è, punto. Ma in tutto questo caos la sfida più grande è riuscire a cenare insieme, mandare a letto i pupi alla 21 per avere qualche momento per noi, riuscire a mantenere la casa come una casa e non un asilo…anche con l’aiuto dei pupi, giocare con loro…Non è facile, qualche volta lancio urla sataniche e cedo alla tentazione di mollare la presa ma, credimi se ti dico che, quando vedo i bimbi ridere felici, giocare, ballare, cantare, litigare per chi deve passare l’aspirapolvere il cuore esplode di gioia. Anche questa è maternità.

  17. In ritardo rispetto alle altre mi intrometto anche io.
    Sarà che io e mio marito siamo due sportivi, ma a me la parola che viene più in mente pensando alla maternità è: MARATONA.
    Non è una corsa esplosiva per cui non si fa in tempo a sentire la fatica che si è già arrivati al traguardo. No, è un Lavoro continuo che forse inizia anche prima di avere un bambino in pancia. Lavoro per passare dalla condizione di ragazza spensierata a quella di donna con responsabilità, per accettare che il corpo cambi in modo drammatico e non sia più sotto il tuo controllo, per attraversare il dolore del parto (o del post-cesareo, perché no), per fare posto, gradualmente e spesso con fatica, a un nuovo membro della famiglia che pur essendo così minuscolo detta ritmi ed orari. Per me è stato ed è così. Nel giro di pochi anni sono passata dalla condizione di single gaudente a quella di moglie felicemente childfree – si, per parecchio tempo non ho voluto sentir parlare di figli -, a parte di una coppia infertile, infine a mamma grazie alla FIVET (il nostro Roberto è nato lo scorso 31 dicembre). Tutti questi passaggi implicano un lavoro psicologico continuo e tuttora in corso. Solo adesso che Roberto ha otto mesi inizio finalmente a vedere la luce, a godermelo davvero e non semplicemente a subirlo come una serie infinita di latte-ruttino-cambio-cullare-nanna-lavatrice- a spasso e poi si ricomincia -, a non essere più stremata dalla stanchezza che mi rendeva un’impresa anche lavarmi i denti, a non spazientirmi se non si comporta come io mi aspetto che faccia, a non avercela con mio marito se non intuisce al volo i miei bisogni senza che io parli, a non andare in ansia al pensiero di uscire carica come uno sherpa, a non pensare che la mia vita di donna sia finita il 31 dicembre. Sono stati mesi intensi, spesso molto dolorosi per me che nonostante avessi consapevolmente cercato un figlio mi ripetevo che non avrei dovuto averlo, che non lo meritavo, che non ero capace. Come quando si corre: si soffre, si piange anche, a volte si va avanti solo per tigna o per disperazione..ma si va avanti, anche arrancando, sbuffando, con le scarpe rotte e le vesciche ai piedi.
    Ora va molto meglio, ma penso di essere arrivata al chilometro 2, forse. E una maratona ne ha 42…ne vedrò ancora delle belle insomma, ma adesso mi sento più corazzata:)))

    Un abbraccio.
    Giulia

    1. Giulia grazie per questa bellissima
      Testimonianza. Da quello che ho letto devi proprio essere una mamma super!

      1. No, non sono super, ma adesso finalmente mi sento ‘good enough’ e questo per ora mi basta;) baci a te e alle piccole!

        1. Spesso noi non vogliamo ammettere di essere più di quello che crediamo di essere. E non accettiamo i punti di vista altrui… Tu sei good enough, io però ti trovo super!;-)

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