Per chi ancora crede nei sogni: Nathan, un dono arrivato da lontano…

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Quando diventi mamma ti accorgi di quanti bambini ci sono in giro. Prima non li vedevi, poi ad un certo punto inizi a vedere solo passeggini, pancioni e via dicendo. É un percorso naturale, cresci, la tua generazione diventa quella “grande” e di conseguenza si creano nuove famiglie. Ma avere un bambino è davvero così semplice?

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Quando io e Giacomo abbiamo deciso di avere Lavinia ci abbiamo messo davvero poco. Siamo stati fortunati. Però Lavinia non è arrivata il primo mese di ricerca e nonostante si sappia che fino all’anno di tentativi non c’è bisogno di preoccuparsi, sfido qualsiasi donna a non farlo.

Siamo cresciute in una società in cui ci hanno bombardato di moniti: se non usi il preservativo rimani incinta, se non prendi la pillola rimani incinta, se non stai attenta rimani incinta. Manca solo che dicano: se ci pensi rimani incinta…

D’accordo, l’informazione e l’educazione sessuale soprattutto nelle scuole sono fondamentali. Però a mio avviso a volte bisognerebbe moderare i termini. É importante aiutare le nuove generazioni a diventare più consapevoli, ma bisognerebbe farlo nel modo corretto, spiegando i rischi, ma senza terrorizzare. E considerare che cosa si rischia dall’altra parte. Si rischia di creare false illusioni. Ecco cosa si rischia…

Quando una donna decide di avere un bambino è convinta che basterà smettere la pillola, smettere di stare attenti…che basterà volerlo e voilà ecco che la cicogna partirà e volerà in direzione casa sua. Niente di più falso.

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Lo sapete che secondo alcuni studi fatti su 4 coppie sane, cioè senza particolari problemi, in un determinato mese solo una riesce ad acchiappare la cicogna? Questo significa che anche se si é “sani”, anche sei si hanno rapporti nei giorni giusti, anche se non ci sono “anomalie” da nessuna delle due parti, la cicogna probabilmente passerà oltre. Così come é successo a noi in un paio di occasioni. (E il secondo mese, già mi stavo facendo dei film, proprio perché dopo anni di pillola ero convinta che sarebbe bastato volerlo…)

Quando mi sono iscritta nel forum di cui ho parlato nella prefazione ho scoperto una realtà veramente triste. Ci sono coppie che da anni tentano di avere bambini e non ci riescono. Coppie che non si arrendono. Coppie straordinarie che le provano tutte, che inseguono un sogno. Un sogno che spesso si fa attendere, un sogno che ogni mese è fonte di delusione e di lacrime ma anche un sogno che qualche volta, per fortuna, si avvera.
20130820-181243.jpgCome ho anticipato noi siamo stati molto fortunati. Ma la fortuna non sempre basta. E per alcune persone ci vuole un aiuto in più, un aiuto “esterno”, un aiuto che viene dal progresso e dalla scienza. Delle tecniche di fecondazione assistita non ne so molto. So quello che chiunque può leggere nel web. Ma i dettagli li conosce solo chi ci passa. Così ho avuto l’idea di questo post. Vorrei condividere con voi una storia d’amore. Tra una donna ed un uomo che si amano da 20 anni pur essendo giovanissimi. E che dal 19 settembre 2011 sono genitori del piccolo Nathan (dall’ebraico: il dono). Eh sì Nathan è nato proprio il giorno in cui è nata Lavinia. Sara, la sua mamma era una delle “pazze” online con me quella notte famosa durante il travaglio. Sara è una persona molto speciale. E ha accettato molto volentieri di raccontarmi/ci la sua esperienza. Che riporto qui sotto, con la speranza che magari qualche amica o qualche sconosciuta, leggendo, trovi il coraggio e la forza per inseguire il proprio sogno. Questo post è per voi amiche mie a cui voglio molto bene. Sono convinta che il vostro miracolo arriverà presto. Così come è arrivato Nathan.???????????????????????????????

 

Chi l’ha detto che avere un bambino è facile!??!?!?!?!?! No non lo è … o almeno non per tutte. Nessuna si immagina che quando il momento giunge, quando la voglia di diventare mamma si fa sentire tutto si possa trasformare in un percorso tortuoso con un nome ben preciso PMA. Procreazione medicalmente assistita. Vi racconto la mia storia magari può essere d’aiuto a qualcuna.

Io e mio marito ci sposiamo giovani. 21 anni io, 27 lui e per scelta non vogliamo avere subito bimbi. Viaggiamo, usciamo, ci divertiamo, ci sistemiamo con il lavoro…la dimensione a due per noi è proprio perfetta, per sette anni. Poi scatta quel qualcosa, quel non so che, senti che vorresti di più…senti che manca qualcuno.Siamo in America, settembre 2007, davanti a un tramonto mozzafiato sul Gran Canyon, mio marito mi abbraccia e mi sussurra: facciamo un bambino? Lo stavo aspettando. Io ero pronta da qualche tempo, stavo aspettando lui. Ed eccolo finalmente il richiamo era arrivato anche per mio marito!!! Detto fatto al primo cestino della pattumiera getto il blister della pillola ! Tra l’altro con i fusi orari stavo facendo un caos tremendo…quindi…ma chissenefrega…butto tutto e via! Controllo di routine dalla ginecologa che trova tutto in ordine quindi si procede. Grazie al cielo non mi sono fissata e non vivevo in funzione di quello, ovvio non era facile dato che la prova dell’insuccesso arrivava puntuale ogni mese ma mi tenevo occupata con mille cose extra da fare dopo il lavoro…dal corso di candele, alla danza del ventre!!!

Dopo uno stop forzato di qualche mese per un mio intervento guardo mio marito e gli dico. Qualcosa non va. Ok non fissarsi, ok non pensarci (che odio chi sparava la fatidica frase “quando smetterai di pensarci vedrai che arriverà”…per piacere, per piacere…non ditela mai ad una coppia che cerca figli!!!) ma è passato un anno e mezzo! Torniamo dalla ginecologa che manda me a fare l’esame delle tube chiamato isterosalpingografia e mio marito a fare una visita dall’andrologo con annesso uno spermiogramma. Ora, diciamocelo chiaramente, all’uomo toccate tutto ma lasciate stare la sua virilità. Bene, mio marito da persona intelligente qual è non ha battuto ciglio e mi ha detto solo “prendimi l’appuntamento”. Le mie tube risultano diciamo “intasate” e durante l’esame il medico radiologo con il mio consenso decide di usare il liquido di contrasto come fosse l’idraulico liquido. Le sgorga diciamo! Male??? Beh, non mi sono divertita ma penso sempre che ci sia di peggio. Comunque otteniamo il risultato, dopo aver esercitato la pressione con il liquido le tube sono pervie…cioè libere! Almeno non ho sofferto invano!

L’andrologo invece ci riserva una brutta sorpresa: astenozoospermia. In parole povere spermatozoi presenti ma praticamente immobili e con un forte numero di forme anomale. Ah ottimo…e quindi!??! Si torna dalla mia ginecologa che considero forse più un’amica che un medico e guardandoci negli occhi ci dice “Ragazzi, per voi la soluzione c’è. Ma la dovete trovare in un centro di riproduzione assistita”. E’ una doccia fredda, non lo nego, ma il mattino successivo mi metto a chiamare i vari centri di PMA che qui a Milano grazie al cielo non mancano e faccio poi una valutazione. Chi mi ispira, vicinanza e comodità, struttura. Alla fine vince il San Raffaele di Milano. Prendo al volo un appuntamento privato con un medico ginecologo esperto in PMA e attendiamo con ansia quel giorno.
Trovarsi dentro quella sala d’aspetto ha un non so che di “strano” passatemi il termine. Si prova un mix di vergogna, imbarazzo, paura. Ci si tiene per mano al proprio compagno come a cercare di trarre coraggio uno dall’altro fino alla chiamata del proprio nome. Ci chiama. Ok entriamo. Visita per me e colloquio con entrambi. Ci dice che data l’età relativamente giovane (ah ecco!!!) possiamo pensare di iniziare per gradi. Iniziamo con cinque cicli di inseminazioni intrauterine chiamate anche IUI .Cinque?!?!?! Ah alla faccia dell’ottimismo, penso subito io!
Ci da altri esami da fare, integratori da prendere e ci vuole rivedere quando avremo gli esiti per poi farci partire con il primo ciclo utile. Cosi facciamo. Con gli esiti degli esami ormonali in mano iniziamo il primo trattamento. Entro il terzo giorno del ciclo ecografia per verificare che sia tutto a posto e poi arriva il bello.
La puntura.

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Eh già. Diciamo che il primo buco non si scorda mai. Mi sento molto “tossica” ma credetemi che è cosi. Con il cuore che batte a mille, cotone, alcool, e sta penna in mano con l’aghetto piccino ma che ti pare comunque troppo grande ti pizzichi la pancia per recuperare la ciccia necessaria e zac ! Oddio ce l’ho fatta …oddio oddio!!! Si è felici come dei bambini a Natale!!! L’autostima va alle stelle e l’orgoglio pure! C’è chi si affida al marito, chi chiama la vicina di casa infermiera, chi ricorre alla mamma…ma non fa per me. Amo troppo la mia indipendenza e la mia voglia di riuscire a fare da sola. Ce la devo fare io. E cosi è! Credetemi, è più facile a farsi che a dirsi eh! Alla fine l’ago è davvero piccino e non si sente dolore! Ma perché bisogna bucarsi? Ci si iniettano degli ormoni per far si di aumentare i follicoli a disposizione in ogni ciclo (la natura in linea di massima te ne presenta uno a ciclo) e per farli crescere a comando.

Il tutto va monitorato con ecografie a giorni più o meno alterni e prelievi di estradiolo per verificare nel sangue la crescita degli ormoni e il lavoro delle ovaie.Ecco che scatta la fase organizzativa del percorso. Incastrare i monitoraggi con la propria vita, con gli orari dell’ufficio e del lavoro. Chi come me lavora in proprio in questo è agevolato ma se devi timbrare il cartellino e non vuoi continuare a dare spiegazioni assurde ai vari ritardi per non rendere noto cosa stai facendo..ecco che bisogna prepararsi a raccontare taaaante piccole bugie che però dai, non sono bugie cattive! Bisogna mettersi su una gran bella faccia di bronzo e fare buon viso a cattivo gioco. Ed essere un po’ stronze non guasta in questo caso!Bene, quindi ci si buca per circa una decina di giorni e quando valutano che i follicoli sono arrivati a grandezza scatta la seconda fase. Bisogna farli scoppiare.

Puntura di farmaco diverso (Gonasi o simile) per indurre chimicamente l’ovulazione e sapere esattamente che 24 ore dopo i follicoli sono scoppiati. Qui il farmaco bruciacchia nella pancia ma anche in questo caso, dai, c’è di peggio.

E poi finalmente anche la parte maschile entra in scena. Il suo è un compito “banale” ma da parte degli ometti richiede concentrazione e forza. Donare il liquido seminale dentro ad una provetta nel bagno del centro sterilità con le voci delle infermiere che passano nel corridoio parlando dei beati fatti loro, sapendo che dietro di te altri uomini stanno aspettando che tu esca per fare a loro volta lo stesso…lo ammetto…non deve essere facile. Ma su dai, inventatevi qualcosa. Portate supporti visivi o cartacei per agevolarvi l’arduo compito e non fate le vittime perché altrimenti vedreste vostra moglie davvero incazzata dopo tutte le punture che si è cuccata! Il biologo analizza il seminale e fa una centrifuga, elimina la parte superflua e raccoglie “only the brave”! Raccoglie tutto in una provetta e applicano l’etichetta con il tuo nome. OK!!! Il tutto porta via due o tre ore.

Nel frattempo io e mio marito ci facciamo colazione e ci facciamo un giro per il parco dell’ospedale. A mezzogiorno dobbiamo presentarci al centro per effettuare finalmente la IUI. Non è dolorosa e poco invasiva. Con un piccolo catetere iniettano il seminale “concentrato” in utero e da li tutto avviene secondo natura. Se c’è un soldatino più forte e più sveglio degli altri …prego…si faccia avanti! Il post? Mah alla prima si è tutte impaurite, niente sport, niente palestra, in macchina si guida come fanno i pensionati con il cappello, si fanno gincane per non prendere le buche, perché pensi…magari lo scossone compromette qualcosa!!! Non serve ma se psicologicamente aiuta…fatelo! Devono passare una decina di giorni e poi il centro richiede un prelievo di BHGC le famose beta nel sangue che determinano se è in corso una gravidanza oppure no. La mia prima IUI si è stoppata all’ottavo giorno di stimolazione. Al monitoraggio i miei follicoli, testoni come me, avevano deciso di scoppiare per i fattacci loro mandando a monte il tentativo. Mortacci loro. La seconda ha avuto esito negativo. E vabbè ci sta dai.La terza…la terza ha un sapore dolce amaro. La terza è andata bene, beta positive, test positivo. È fatta!

Ecografia al centro a sette settimane per verificare se è tutto posizionato bene e lo è. Si vede il piccolo sfarfallio del cuoricino ma è comunque presto. Mi chiedono di tornare dopo una settimana cosi poi da poter lasciare il centro ed essere seguita dalla mia ginecologa di sempre.La doccia fredda arriva. Il cuoricino ha cessato di battere. “…………” qui c’è un black out abbastanza tosto.
Proviamo a far fare alla natura mi dicono, dovrebbero iniziarti le perdite e cosi magari non hai bisogno di intervenire chirurgicamente con il raschiamento. Secondo voi?? Nulla di nulla. Il due settembre, il giorno del nostro decimo anniversario di matrimonio ci avviamo mano nella mano e con un macigno al posto del cuore per togliere da me quello che fino a poche settimane prima veniva chiamato teneramente “la pulce”. Ci rimettiamo, la famiglia e gli amici che erano a conoscenza di tutto ci fanno un bel cordone intorno e non ci lasciano soli. Io reagisco ma reagisco con rabbia. È positivo mi dicono…sarà…ma non mi fa certo stare meglio essere incazzata con il mondo intero!
Devono passare un paio di mesi dal raschiamento per poter riprendere con i tentativi. Al centro sono tutti incoraggianti. Se ce l’hai fatta una volta a rimanere incinta cosi è perché questo è il tuo metodo! Vedrai, ora bisogna solo riprovarci e crederci.
Sapete io cosa pensavo???Seee… io ho avuto la mia chance e l’ho sprecata cosi. Sapevo di non avere nessuna colpa ma non credevo che la fortuna potesse ribussare alla mia porta. Il quarto tentativo va male. Negativo. Mi ritrovo a bucarmi al bagno dell’aeroporto di Madrid dove eravamo scappati a farci un fine settimana e guardandomi allo specchio mi chiedo “ma si può fare tutto questo per quello che forse rimarrà un sogno”? Quinto e ultimo tentativo. Il medico è chiaro, procediamo ancora una volta con la IUI . Se non andasse passiamo alla PMA di secondo livello. La stimolazione nella donna è pressoché uguale, ma quando i follicoli arrivano a misura si fa un pick up (con una leggera sedazione vengono prelevati dalle ovaie tutti i follicoli maturi). Se lasciano che sia la natura a scegliere si chiama Fivet ovvero i follicoli vengono messi in coltura con tutto il seminale centrifugato (ricordate? Come nella IUI ) se invece il seminale è pessimo il biologo stesso sceglie il singolo spermatozoo e lo inietta nel follicolo. Questo metodo si chiama ICSI.
Io vorrei già procedere con il secondo livello ma mi sono scaduti degli esami e non mi farebbero iniziare prima di febbraio. Siamo a metà dicembre. No OK tentare per tentare facciamo questo quinto tentativo. Passiamo le festività tra un monitoraggio e l’altro. Ci ritroviamo il 26 dicembre prima di un pranzo in famiglia ancora nella nostra saletta d’attesa dove molti visi ci sono diventati famigliari, le infermiere ti salutano e all’accettazione sono quasi stufe di vederti! Il 30 dicembre a mezzogiorno facciamo la nostra ultima IUI. Il 31 lo passiamo solo noi due. È stato un anno difficile, non c’è poi cosi tanta voglia di festeggiare e preferiamo passarlo nell’intimità di casa nostra.
Poi, poi si scatena un turbinio di cose. Perché mia mamma viene operata ai denti e subisce un’operazione bella tosta con un trapianto di osso. Mi devo occupare di mio papà, del lavoro, di casa mia, salgo la sera in clinica da lei e vedo che tutte le volte mi fa la radiografia perché vuole scorgere un qualcosa di diverso in me. Mah…mamma cosa vuoi vedere??? Non ne parliamo ma per me non è andata. In ogni caso mi scordo del riposo e delle paranoie da fanta sintomi e vivo alla giornata correndo come una matta per riuscire a fare tutto. Il giorno previsto per il prelievo delle beta non mi presento.
Non ho voglia. Faccio beatamente lo struzzo. Metto la testa sotto la sabbia. Non ho voglia di sentire “mi dispiace signora, non è andata”. E poi un campanellino suona dentro di me…Nessuna nuova, buona nuova. Ovvero, se il ciclo non è ancora arrivato …faccio finta di niente. Tre giorni dopo però il centro mi richiede le beta per poter archiviare la mia pratica. Uffa
Vado, prelievo, esco. Ore 14 arriva la chiamata. “Sara congratulazioni, le beta sono a 59”.
Ho un altro black out ma stavolta di gioia!!!! Rimango ammutolita per ore e nella mia testa non potete capire cosa è passato! Dai ma come faccio a dirlo a mio marito al telefono!?!??! No No No! Senza poterlo vedere negli occhi, senza poterlo abbracciare. Lo so sono stronzissima ma lo chiamo e gli dico che non è andata. Arrivo a casa per prima, faccio la doccia e mi scrivo sulla pancia con la matita per il trucco delle labbra il numero 59. Lui arriva, ha la faccia mesta…povero…sta per aprire bocca, lo zittisco, apro l’accappatoio e…no amore più in basso devi guardare !!!!!!! Ohhhh vede il numero…È confuso, alza lo sguardo e incontra il mio. Nel mio c’è scritto tutto.
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Inizia l’avventura. Con tanta ma tanta paura perché dopo un aborto spontaneo niente è come prima ma si procede step by step.

Il 19 settembre nasce il nostro miracolo. Nathan. 2970 kg di nanetto. Solo in quel momento scopriamo che è un maschio perché abbiamo voluto avere la sorpresa. Parto durato 15 ore ma lo rifarei domani da quanto l’ho vissuto serenamente! Nasce lo stesso giorno di una certa Lavinia…vi dice forse qualcosa questo nome?!?!??!

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Le coppie che ricorrono alla PMA sono in aumento e l’infertilità di coppia pure. Volevo scrivere poco, ma mi è uscito un papiro spero che Serena mi perdoni. Entrare nel discorso PMA non è facile ma se c’è un problema di questo tipo affidatevi a centri competenti e andate a fondo al problema mettendo da parte imbarazzi e vergogna. Non sentitevi soli e non crediate di essere gli unici ! Le sale di attesa sono purtroppo piene di coppie con problemi. Magari non ci sarà l’happy ending per tutti…Ma se non ci provate non lo potrete sapere.

Io ringrazio Sara per questa sua “confidenza”. Che fosse speciale già lo sapevo, il destino ci ha messe sulla stessa strada ancora prima di scoprire quante cose avremmo avuto in comune. La nascita dei nostri figli è solo una delle tante coincidenze. La nostra amicizia sancisce tutto il resto. Ho letto le sue parole in ufficio e ho dovuto trattenere le lacrime per mantenere una parvenza di professionalità. Ma dentro di me ho provato un misto di emozioni diverse: amore, rabbia, tenerezza, orgoglio…Questo post così delicato ma anche ironico per certi versi si adatta perfettamente al mio blog. Perché è come me. E così è lei. Così siamo noi. E sono certa che molte di voi si riconosceranno in lei che sia per la storia, per la sua forza o per la donna che dimostra di essere. E anche che se spesso vi commuovete leggendo le mie parole, con le sue sarà altrettanto naturale farlo. Ti voglio bene amica, e grazie per aver condiviso tutto questo con me. Con noi.

Sere-mamma-dal-primo-sguardo

8 commenti su “Per chi ancora crede nei sogni: Nathan, un dono arrivato da lontano…

  1. 2970 kg, un numero magico, anche i miei due bambini sono nati di quel peso, e non sono gemelli, Riccardo 7 anni Martina 2 anni e mezzo… e anche io ho fatto molta molta fatica, non sono arrivata a fare PMA ma sono stata ad un passo ed è successo il miracolo per entrambi.

  2. Grazie a te, amica, per aver voluto condividere la mia avventura. Mi ritengo molto molto molto fortunata per avercela fatta, per aver sfidato la sorte e averla spuntata io! Ho molte amiche che stanno ancora lottando e spero davvero che il loro sogno si avveri alla svelta. Non mollate ragazze!!!!!! Sere…ti voglio bene.

  3. Che storia Sara! Dalle tue parole trapela una forza incontrollabile spinta da un amore immenso. Non ti conosco personalmente ma di sicuro sei riuscita a infondere tanta positività a tutte quelle coppie che si trovano costretti a smarrire la speranza e il coraggio. Brava!

  4. È assurdo pensare che ci sono genitori che diventano tali senza meritare di esserlo ed altri che devono subire questo e tanto altro ancora per veder avverare il loro sogno….che dire Sara…mi hai commosso e fatto sorridere (come accade spesso “di là” 😉 ) sei una grande donna e Nat è fortunato ad avere due genitori come voi <3
    Brave ragazze, bellissimo post ;*

  5. Già…tutti dicono quanto sia facile rimanere incinta che quando non ce la fai al primo colpo iniziano le ansie!!! Noi 7 mesi di compiti e ancora nulla!!!

    1. Immagino, io dopo due mesi già mi facevo delle domande…però la verità è che ogni storia è a sé. Ci si può solo credere fortemente. Vedrai che arriva. In bocca al lupo!

Che ne pensi?