Il (non)senso della vita.

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Il mio primo ricordo vero legato alla morte risale al 30 novembre 1990.

Quella sera, allora dodicenne, stavo tornando a casa da danza. Ricordo di aver sentito un’ambulanza sfrecciare a pochi metri da me. E di averci fatto stranamente caso, al punto da ricordarmelo ancora oggi. Ricordo che un’ora dopo suonava il telefono di casa e vedevo mia mamma sbiancare. Dall’altra parte mia nonna che ci avvisava che Lorenzo, aveva fatto un incidente in moto e non c’era stato niente da fare.

Lorenzo era una sorta di fratello per me. Era il fratello di mia sorella.

La mia storia familiare è complessa, diciamo che ho una famiglia allargata. E che dall’unione tra mio padre e la sua seconda moglie, è nata ventisette anni fa mia sorella. Ma Giulia non è mai stata figlia unica nemmeno da parte di madre, perché la sua mamma aveva avuto anni prima un altro figlio, Lorenzo appunto.

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Tra di noi c’erano 5 anni. Prima troppo piccoli per comunicare. Passavamo alcuni week end insieme, da bravi figli di separati, ma spesso alternati. Poi i cinque anni di differenza si facevano sentire, io troppo bambina, lui già ragazzino. Fino a che nell’estate che ha preceduto la sua partenza ci eravamo finalmente “conosciuti”. Quella vacanza, la nostra prima a Formentera, io non la scorderò mai. In camera al buio con una torcia, lui che mi scriveva auguri sul soffitto, allo scoccare del mio dodicesimo compleanno. Era il nostro primo passo verso un’alleanza che ci eravamo trovati a stipulare senza averlo voluto, ma che se avesse avuto tempo, sono certa, sarebbe sbocciata in un legame profondo. Da veri fratelli.

Invece purtroppo una sera di fine novembre se n’è andato. Per sempre. A 17 anni.

Amici, conoscenti persi per colpa di incidenti ne ho avuti in questi anni. Anche i miei nonni se ne sono andati a poco a poco. Così la mia adorata Margot, che è stata preceduta dalla Birba.

Ma quando succede che un tuo coetaneo muore, in circostanze non violente ma altrettanto tragiche, ti fermi a riflettere un pochino di più sull’assurdità della vita, sul destino e su chi tira i fili di tutto questo.

Simone era un ragazzo con cui uscivo anni fa in compagnia. Un ragazzo tranquillo, spesso taciturno, accompagnato da personaggi forse più ingombranti ed estrosi di lui, viveva spesso un passo indietro. Ma era un bravo ragazzo, sempre sorridente. O almeno così me lo ricordo io. Così era 10 anni fa. Poi le compagnie sono cambiate e come spesso accade ci si perde di vista. Domenica tornando da Firenze ho visto su Facebook un post che mi ha subito fatto fermare. Ciao Zizzu, diceva. Zizzu era lui. Non c’era ciao Simo, ciao Paolo, ciao Marco, che poteva interessare tutti e nessuno. Ciao Zizzu. Zizzu era il suo soprannome. In trenta secondi apprendevo anche la causa della sua morte rimanendo basita.

Tre anni fa era scampato ad un incidente stradale in cui il suo amico, che era accanto a lui e con cui si era scambiato da poco il posto in auto era morto. Era sopravvissuto a morte certa per poter vivere altri tre anni e morire poi, a 34 anni di un male che non lascia scampo. In un mese.

Ora ditemi voi il senso.

Che disegno ci può essere dietro alla vita di una ragazzo che sopravvive ad una tragedia, che forse vive anche con il rimorso per quello che è successo al suo amico, pur non avendone nessuna colpa, e poi un giorno, va a fare una lastra perché ha la tosse e scopre che il suo corpo è devastato da metastasi. A 34 anni. 34.

Sono due giorni che penso a questa cosa. Quello che mi lascia sbigottita è l’intera vicenda. Le circostanze. Il destino. Un mese prima sei felice e spensierato. Un mese dopo sei morto. Così, senza avere il tempo di razionalizzare. Di capire. Anzi, se non avessi fatto un accertamento in più, per scrupolo, non avresti nemmeno saputo di essere malato. Fino alla fine non avresti saputo niente. Allora molto meglio un colpo secco. Almeno non hai nemmeno un mese di agonia.

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Un figlio non dovrebbe mai morire prima di un genitore. Non è fisiologico. Non si mettono al mondo i figli per vederli morire. Non credo si possa provare un dolore più lancinante. Si continua a vivere, certo, ma probabilmente come se ti mancasse un organo vitale. Si sopravvive, ma vivere è un’altra cosa.

Spesso mi sono soffermata a riflettere sulla vita, sul destino soprattutto, dato che mi sono trovata in parecchie circostanze e ridere o piangere per l’assurdità di certi scherzi del destino. Ma quando muore qualcuno che ha la tua età, per una malattia così bastarda, qualcuno che potresti essere tu, i pensieri si accavallano.

Soprattutto se sei mamma e se sei responsabile per la vita di tua figlia.

Se è vero che un figlio non dovrebbe morire prima di un genitore è altrettanto vero che un genitore dovrebbe poter vivere talmente a lungo da garantire la serenità al proprio figlio. Non credo si possa mai essere pronti alla morte di qualcuno, di un genitore soprattutto. Ma l’idea di lasciare una bambina di nemmeno tre anni a vivere e crescere senza la tua figura di riferimento, mi terrorizza. E in questi momenti, i brutti pensieri sono inevitabili.

Devo smettere di fumare. Lo devo a mia figlia. Qui lo scrivo ad incentivo. Che poi questo non mi garantisce vita eterna. Da sempre sono sicura che ci sia un destino scritto per ognuno di noi e che le mie dieci sigarette quotidiane o meno, non scambieranno ciò che è scritto per me. Tanto che Zizzu non fumava. Eppure…Ma lo devo fare.

Devo farlo per me, ma soprattutto per Lavinia. Perché non possa mai dire che la sua mamma l’ha abbandonata volutamente e consapevolmente.

Devo fare di tutto per far sì che mia figlia possa godere della mia presenza più a lungo possibile. Non perché io sia indispensabile su questa terra, ma perché lo sono per lei. Spero che possa conoscere il significato della parola morte il più lontano possibile.

Spero che il nostro destino sia dalla nostra parte.

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Sere-mamma-dal-primo-sguardo, basita.

Ciao Zizzu.

12 commenti su “Il (non)senso della vita.

  1. Un abbraccio sere, purtroppo capisco benissimo il tuo pensiero,mia mamma è morta in meno di un mese cinque anni e mezzo fa,Ascanio aveva poco più di otto mesi,ancora oggi mi chiedo perché!!!
    E un mese fa è morto un mio amico per infarto,aveva da poco compiuto 32 anni e lascia un bimbo di tre anni!!!
    È strana la vita sopratutto per noi mamme che ormai non saremo più sole ma con anche la responsabilità dei meravigliosi bimbi che abbiamo deciso di avere!!
    Un bacio grande!!
    G.

    1. Ecco tesoro a te va il mio abbraccio più forte. A te e a chi come te ha avuto una vita un po’ più complicata degli altri. A chi come te ha litigato con quel destino che io chiamo bastardo. Bacio Gaia

  2. Ti leggo cara Serena, e piango. Potrei scriverti per due ore, ma non sarebbe il caso. Ti mando un bacio grande. Simona

    1. Forse immagino, ma non ne sono certa. Ad ogni modo ti abbraccio anche io. Seppur virtualmente, aspettando quel famoso caffè! Un bacio Simo

  3. Domenica, appena abbiamo saputo, abbiamo fatto le stesse riflessioni… Zizzu era (era?????) coscritto di Christian..inevitabilmente il pensiero è volato immediatamente alla nostra piccola…e alla mamma di Simone..perché come hai scritto tu una mamma non dovrebbe mai veder volar via la sua creatura..
    Stasera farò leggere al mio compagno il tuo post..tanto per rafforzare la mia (continua) richiesta di smettere di fumare..per Aurora, se non altro..perché possa sempre sapere che abbiamo fatto tutto il possibile per darle una mamma e un papà, i migliori possibili.. Pregando che il destino non ci giochi mai uno scherzo tanto terribile..

  4. Serena sono veramente dispiaciuta per il tuo amico come sempre i tuoi pensieri toccano nel profondo… Tra 2 mesi la mia cara amica, la mia testimone di nozze compirà 3 anni… 3 anni di triste, pesante e dolorosa assenza! Anche lei strappata a questa vita da un cancro a soli 32 anni. Se come dici tu non é naturale che un figlio muoia prima dei genitori, lasciarne uno di 11 mesi é addirittura straziante! Il bimbo é in questione é il mio figlioccio, x dirti l’affetto ke legava me e la sua mamma… Come si fa a vedere crescere un bimbo ke non ricorderà l’odore, l’abbraccio consolatorio della sua mamma? Come vedi tutti siamo toccati da grandi disgrazie e forse il senso della vita é come riusciamo a superarle… Nel frattempo aspetto che il piccolo sia abbastanza grande x potergli parlare di quella matta di sua madre e prego xké una malattia non mi tolga ai miei figli o che mia dia il tempo di vederli diventare adulti. Ti sono vicina e ti abbraccio. Maria.

    1. Maria sono io che abbraccio te. Perché sicuramente hai sofferto e ancora soffri. Ma è bello leggere che non vedi l’ora di poter raccontare al suo bambino com’era quella matta della sua mamma. Non sarà mai una sostituzione ma sicuramente è una testimonianza di amore puro. Un bacio

  5. Non sono riuscita a leggere tutto, inevitabilmente per chi come me ha perso il fratellone per uno stupido giro in moto, è dura. Penso sempre a mia mamma, alla telefonata ricevuta quel 7 gennaio. Le urla, i pianti, il percorso che dalla nostra casa ci ha portati all’ospedale. Un incubo…ma tutto più semplice se lo vedi in funzione della vita eterna. Io e Fabri continuiamo a parlarci, a sentirci e a capirci. A volte mi pare di sentirlo che mi sgrida per le mie marachelle adolescenziali… E quante volte, la notte nel letto mi sembra di essere avvolta dal suo abbraccio. Grazie Sere, mi hai regalato dieci minuti di felice malinconia.

    1. Stellina io credo davvero che sia lui. Brava tu che riesci a sentirlo. A volte la paura per quel che non conosciamo ci frena e ci fa perdere un abbraccio come quello invece che ricevi tu. Uno però te lo mando io. Bacio

  6. Sere.. io non ho nemmeno il coraggio di scrivere. Credo anch’io nel destino ma da quando sono mamma lo temo anche. Non riesco mai a spiegarmi perché esistono gli ospedali pediatrici, perché le tragedie della strada continuano ad essere all’ordine del giorno, perché ogni giorno ci roviniamo per delle cavolate che, se ci pensi, poi non sono niente.
    Avevi già scritto qualcosa di simile, ti abbraccio di nuovo.

    1. È di due anni fa questo post, forse l’avevi già letto. O forse parli di Instagram. Grazie comunque dell’abbraccio ricambio

Che ne pensi?