I bambini anche se fratelli non sono tutti uguali

Ho amato immensamente Ludovica dal primo momento in cui l’ho vista.

Me l’hanno messa al petto, sporca, con quella testolina riccia, e io già sapevo che sarebbe stato un amore diverso, nonostante fossi già mamma, nonostante amassi già molto Lavinia.

Era come se fin da subito dovessi proteggerla di più, non lo so perché. 

Eppure era più grande di sua sorella, pesava di più. Ed è subito cresciuta tanto, mai avuto una colica, né un intoppo durante l’allattamento o lo svezzamento.

Ha anche superato al primo colpo l’esame dell’udito in ospedale, lo stesso esame per il quale Lavinia era stata rimandata due volte. Due.

Ma io la guardavo per percepire sfumature, la scrutavo costantemente, come se dovessi trovare qualcosa che non andava, anche quando tutto era perfetto.

Quando ho iniziato a vedere dei tempi diversi rispetto alla sorella, invece di ricordarmi tutte le cose positive che erano successe prima, mi incaponivo di paragoni.

Da una parte cercavo di convincermi che fosse tutto nella norma, che era normale, che i bambini sono tutti diversi.

Dall’altra però non facevo che crearmi insicurezze.

Non lo so perché ma questa cosa, questo mio voler tranquillizzare la mia anima e il mio cuore, dicendomi che Ludovica stava bene, sottolineandone però le stranezze, con Lavinia non l’ho vissuta.

Forse perché Lavinia era la prima e per me tutto nuovo. Nessun paragone.

Lavinia, 11 mesi

Invece di Ludovica sono stata attenta a tutto. Al fatto che a tre mesi non stesse seduta come invece faceva Lavinia. Al fatto che abbia cominciato dopo a gattonare rispetto alla sorella. Al fatto che non si decidesse a camminare nonostante avesse superato l’anno. A quando abbassava il capo sempre verso destra se la sgridavo. A come dondolasse davanti alla tv mentre Topolino ballava il ballettopolo.

L’ho scrutata. Sapendo che ogni bambino è a sè, conscia che non tutti sono uguali, consapevole che Lavinia ha per certi versi bruciato le tappe, ma sempre con quel peso sul cuore.

Una parte di me si malediceva per i pensieri che faceva. L’altra però lasciava spazio a quella vicina che diceva “una mamma lo sa, una mamma lo sente”.

A chi dovevo dare retta? Alla parte ansiosa che ogni tanto cerca di prendere spazio nella mia vita, o a quella razionale che sapeva che la bambina non aveva ancora due anni eppure mi stavo già aspettando tanto/troppo?

E poi a insinuare ancora più il dubbio, il suo non voler parlare a 19 mesi, quando sua sorella alla stessa età formulava già frasi corrette da bambina grande, e una pediatra, un po’ allarmista, che mi aveva paventato la possibilità di portarla da un neuropsichiatra infantile.

sorriso di una bambina

Ho vissuto così, i primi due anni di mia figlia, aspettandomi sempre qualcosa, facendo paragoni stupidi e non godendomi il momento.

E anche quando ha tolto il pannolino ben prima della sorella, e quando ha tolto il ciuccio in tempi record senza troppa fatica (quella che invece avevo fatto con sua sorella), invece di rendermi conto che sì Lavinia aveva bruciato le tappe, ma per certi versi anche Ludo, io continuavo a a non vedere.

Guardavo ma non vedevo.

Non mi sono goduta la mia bambina piccola. La volevo già vedere grande e sana. O forse non la volevo io far andare, forse la volevo io trattenere.

D’altronde ho sempre sostenuto che volevo figlie indipendenti e infatti ho lanciato Lavinia in mezzo al mondo fin da subito. Mentre Ludo no, Ludo forse non la voglio fare andare. Forse non erano loro a essere diverse, forse io lo sono stata.

Ora che Ludovica ha compiuto quattro anni, parla perfettamente, corre, ride, scherza esattamente come tutti i bambini e come sua sorella, e io sono molto più tranquilla.

Non faccio più paragoni. Fortunatamente. Eppure Ludo non è più piccola.

E mi maledico da sola per non essere stata capace di zittire tutte quelle stupide vocine, mie ed esterne, che mi hanno fatto perdere il momento, quel momento che non tornerà più.

Non fate paragoni, nemmeno se i figli sono entrambi vostri. I bambini hanno tempi diversi e nemmeno l’avere lo stesso sangue li rende uguali.

Godetevi i vostri figli così come sono, con i ritmi lenti, senza smania di vederli crescere, con le tappe che raggiungono e con quello che ancora non fanno.

Cresceranno. Purtroppo. E per fortuna.

Sere-Mammadalprimosguardo

4 commenti su “I bambini anche se fratelli non sono tutti uguali

  1. Ai bambini bisogna lasciare l’ infanzia e il tempo per godersela, e noi insieme a loro. Invece è tutto un volere stimolarli, renendoli isterici, e occuparli con infinite attività.
    Io ho una sola bambina dell’età di Ludovica, e la mia gioia più grande è vederla giocare per ore da sola, persa nei suoi pensieri e mondi. Cerco di godermela, anche perché per me non tornerà la possibilità di riprovare le sensazioni del neonato. E cmq non si è mai addormentata addosso a me…

    1. Ti dirò io non le ho mai stressate per fare chissà cosa, le lasciavo vivere, ma era proprio il mondo intorno che mi creava il paragone. E quando hai una primogenita che brucia le tappe, ti aspetto, sbagliando me succede, che sarà uguale. E invece…

  2. Ciao Serena, io ho appena iniziato l’avventura di mamma bis, la mia piccola ha un mese e mezzo e fin da subito purtroppo sono iniziati i paragoni con il primogenito, ogni giorno cerchi la più piccola differenza tra i due. Ad esempio il primo mai una colica e ora ogni giorno ore di pianto inconsolabile che ti rendono ansiosa e stressata e ti riportano alla memoria che con Ricky sul quell’aspetto era filato tutto liscio. Grazie per questo post che fa riflettere molto su come essere mamme ci cambia ad ogni esperienza. Mi rendo conto che tendiamo a standardizzare le tappe della crescita dei nostri bimbi invece di attendere che loro siano pronti ad affrontarla, nonostante nel nostro inconscio sappiamo che ogni bambino è differente.

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