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E finalmente arriva Ludovica. E non è sola.

(Sottotitolo: Il primo sguardo non si scorda mai, nemmeno al secondo giro)

Sabato 5 settembre vado dalla ginecologa per un controllo finale pre parto. La mia amica Fra (la ginecologa) mi visita e mi dice che sono già dilatata 2/3 cm: sono pronta. Alleluia, penso io, non ne posso più.

Sarebbe anche un ottimo momento, Giacomo è con noi, esattamente come quattro anni fa.

La Fra mi dà due o tre trucchetti per scatenare l’inferno ops il travaglio e mi manda a casa dicendo che secondo lei, entro il week end…

Nel pomeriggio le prime avvisaglie. Come con Lavinia però mi partono le contrazioni subito ravvicinate. Ogni 2/3 minuti. Non quelle buone certo, però stancano. Faccio una doccia, due, tre forse quattro e passo il pomeriggio a letto. 

  
Con Giacomo decidiamo di portare Lavinia da mia mamma per essere liberi di muoverci e in caso di correre in ospedale.

Nel salutare Lavinia sono pervasa da un senso di tristezza. Non sono abituata a dormire senza di lei e doverle dire buona notte a telefono ha tutto un altro sapore. Lacrimoso.

Ho contrazioni ogni 5 minuti per poi tornare ogni 3, poi 10. Insomma assolutamente irregolari. Alle 21 la Fra mi invita ad andare in ps per il tracciato. Io onestamente non vorrei andare tanto so di non essere in travaglio e preferirei stare a casa mia come fatto con Lavinia piuttosto che stare in ospedale. Da sola.

Ma se la tua gine ti dice di andare tu vai.

Arriviamo al ps mi visitano e mi dicono che sono sempre dilatata 2/3 ma che le contrazioni che ho anche se ravvicinate non sono quelle buone. Ok, penso, esattamente come quattro anni fa. Adesso torno a casa e vediamo.


Invece no.

Serena diamoci del tu. Dato che con Lavinia hai fatto in fretta devo ricoverati. Potrebbero volerci ore come minuti. Non me la sento per questo di mandarti a casa nemmeno se abiti qui vicino. 

Così sentenzia Ilaria, l’ostetrica in turno. Stavolta è una bella ragazza dai modi gentili a trattenermi in ospedale.

Il gelo.

Io che con Lavinia ero rimasta a casa fino alla fine per evitare la notte in ospedale mi ritrovo obbligata a passare la notte lì senza nemmeno sapere se Ludovica nascerà perché “potrebbe anche essere una falsa partenza, con i secondi capita”.

Mi viene da piangere. E appena rimasta sola piango. Perché io voglio andare a casa mia. Con Giacomo. Soffrire nel mio letto e farmi 5 ore di doccia bollente in caso. Ma a casa mia. Non voglio stare sola lì, illudendomi di partorire e poi magari tornare a casa senza Ludovica.

Invece mezz’ora dopo sono in un letto di ospedale, nella camera 1b del reparto maternità, con una compagna di stanza cesareizzata e tante parolacce pronte da uscire che non trovano sfogo. Anche per rispetto del minore. 

Rimango così, dilatata 2/3 cm, soffrendo in silenzio, fino alle 3. Contrazioni irregolari, vicine poi lontane, leggere poi sempre più forti, ma poco utili a livello di preparazione. Il tutto chattando con le Settembrine 2015, perché come da tradizione anche stavolta siamo in due ad essere in travaglio contemporaneamente. E tutte le altre a dare sostegno.

Poi finalmente l’ostetrica in turno alle 3,30 che mi sembra di riconoscere, mi sembra proprio quella che 4 anni fa non ci aveva pensato un attimo a rispedirmi a casa, la scettica, mi rivisita e mi chiede se preferisco spostarmi in sala parto dove almeno posso far venire Giacomo. Certo che sì, rispondo. Stavolta è dalla mia parte. Glielo leggo negli occhi. E stavolta la trovo anche molto simpatica ed empatica. Avrò sbagliato a giudicare?

Mi fa scendere con tutto il necessaire per partorire e questo mi fa ben sperare sull’esito della faccenda, e tra un dolore e un altro, chiamiamo Giacomo.

Un altro tracciato e un’altra visita. Sono a 4 cm e chiedo di entrare in acqua. Io che ho sempre rifiutato l’idea di andare in vasca sento invece la necessità di un bagno caldo. Sto per entrare quando arriva Giacomo e mi sento già meglio.

Anche se passerà l’ora seguente a chiedermi come va e a consigliarmi la posizione da tenere in vasca (?????) la sua presenza è fondamentale.

Mi sento finalmente tranquilla.

Nel frattempo sento che il mio corpo si sta modificando, che il peso scende e il dolore cambia. Alle 5, dopo un’ora in ammollo mi alzo ed esco. In quel momento sento una nausea fortissima. E mi si rompe il sacco. Giusto il tempo di sdraiarmi e devo spingere. Anche se memore del parto con Lavinia so che la sensazione di dover andare in bagno significa che la bambina sta per nascere, blatero ancora: devo fare la cacca.

Non è la cacca Sere è Ludovica che è pronta a nascere.


Mi dice Ilaria, l’ostetrica.

Un brivido.

Dico di tutto: dal tiratemela fuori, al fa male non riesco, a mi sento morire. E qualche parolaccia qua e là (tanto minori non ce ne sono, ancora).

Ma tre spinte dopo Ludovica è nelle mie braccia. Tutta sporca, con il cordone che ci lega e un brivido unico che mi percorre e che non mi fa smettere di tremare. Ma è lì.

Non mi preoccupo né di contarle le dita, né di vedere il colore dei capelli o se é esattamente come deve essere. Chiedo solo se sta bene, tutto il resto non conta. Niente più conta. Solo noi. Solo lei.

3400 kg di bambina per 51 cm. È più grande di Lavinia e l’ho capito nel momento stesso in cui la partorivo. L’ho sentito.


Ho sentito tutto in un parto che a detta di molti essendo il secondo avrebbe dovuto essere una passeggiata. Non è stato così. Non è sempre così, non credeteci. Oppure capite bene: la fase espulsiva è più veloce ma non meno impegnativa. È stato un parto intenso. Più veloce a livello di ore da quando sono cominciate le prime contrazioni alla nascita di Ludovica (14 ore contro le 21 di Lavinia). Da rottura sacco 25 minuti contro le due ore di Lavinia. Ma è stato più intenso, più doloroso e faticoso.

Forse se non avessimo voluto scatenare l’inferno sarei partita subito con le contrazioni giuste ma non so quando né se Giacomo sarebbe stato a Borgo. Forse ci avrei messo meno, ma sarei stata sola. Invece così lui era nell’unico posto in cui avrebbe dovuto essere: con noi. E per fortuna visto l’epilogo della storia….

Una volta espletate tutte le varie procedure prima di portarci di nuovo in camera ci lasciano due ore in sala parto come da prassi. E non ci sembra vero che lei sia finalmente tra noi. Stavolta sono io a darla in braccio al suo papà, evidentemente commosso.

Ho già visto quegli occhi verdi meravigliosi commuoversi in quel modo in un’altra occasione e quella volta tra le sue braccia c’era Lavinia. E so di essere terribilmente fortunata per avere accanto a me un uomo così. E ancora non immagino quanto. Lo scopro tre minuti dopo quando, tra un singhiozzo e l’altro, Giacomo mi guarda mi dice che mi ama, si inginocchia davanti a me e….


Sere-mamma-dal-primo-sguardo, promessa sposa.

Serena: di nome e di fatto. Blogger per passione e per impegno. Pendolare per amore e per divertimento. Mamma dal primo sguardo. Ma anche dal secondo primo sguardo. Borgomanero di nascita, Firenze di adozione, Formentera nel cuore. Equilibrista, multitasking, organizzata. Grintosa e divertente. Sensibile e intollerante. Nervosa e nevrotica. Scrivo di pancia e di cuore. Mamma blogger ma non solo: Moda. Lifestyle. Travel. Ma non chiedetemi ricette, perché in cucina sono negata.

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