Le lacrime ai tempi dei social.

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Ieri sera stavo cazzeggiando su internet durante la parte più bella della mia giornata. Navigavo su Facebook quando ad un tratto mi è apparso un viso conosciuto: una ragazza che non seguo personalmente ma che “conosco” perché amica di amici in comune e perché ha al suo fianco un bellissimo cagnolone di nome Bracchetto che, se è possibile, è più famoso di lei, Paola, la sua padrona, che di mestiere fa la modella.

bracchetto e turi

Mi è capitato spesso di vedere foto di questi due amici inseparabili e di aver provato gioia e dolore allo stesso tempo, vedendo quell’amore che li lega e ripensando a quello che non ho più.

Ieri sera però sopra l’immagine dei due, che nello specifico era un fotogramma di un video, alcune parole che dicevano tutto e niente ma che non facevano presagire niente di buono. L’espressione poi di Paola, nel fotogramma era disperata. Per un attimo ho pensato ad uno scherzo, ad una parodia delle loro. Poi mi sono fatta coraggio e ho aperto il video.

Straziante.

Paola ha portato Bracchetto a fare una biopsia e gli hanno trovato 18 tumori.


Non c’è nulla da fare e lei lo dice tra le lacrime. Lacrime che io conosco fin troppo bene avendole vissute sulla mia pelle non più tardi di 4 anni fa. Io che guido in autostrada con un caldo allucinante, un pancione di sette mesi, cercando un veterinario che mi salvi la mia adorata Margot, tra un singhiozzo e l’altro. Un’operazione. Poi un’altra e lei non ce la fa. E noi che dobbiamo lasciarla andare.

È tutto qui, nella mia memoria, nel mio cuore, nelle mie lacrime, che ancora scorrono guardando questo video.

Quello che ancora di più mi colpisce è guardare nel video Bracchetto e vedere che sembra assolutamente capire ciò che sta dicendo Paola. E sembra essere dispiaciuto lui per il dolore che sta provocando alla sua famiglia. Perché potete dire quello che volete, ma è una famiglia, la loro. E i cani capiscono. Tutto.

Bracchetto e Paola

Una serie infinita di commenti, più di duemila per la precisione, tredicimila persone che si stringono attorno a Paola per il suo dolore evidente, sincero e reale. E poi i soliti due/tre che devono andare controcorrente, quelli che, succo del discorso, la accusano di versare lacrime a 35 anni su Facebook per un cane morente, facendone uno show.

È vero che in un momento in cui pazzi criminali si fanno saltare in aria in nome di un Dio, ex fidanzati malati ammazzano le proprie compagne in nome di un amore non corrisposto, genitori persi che in preda ad un raptus uccidono il sangue del proprio sangue, non dovrei più stupirmi di niente. E invece rimango sempre sbigottita davanti alla cattiveria delle persone.

Perché io posso anche capire, non comprendere ma capire, che a te non te ne possa fregare di meno del cane di Paola, posso capire che la segui solo perché ha un bel culo e l’importante è che lei lo faccia vedere tra uno scatto e l’altro, posso capire che tu magari hai perso una madre o un padre o un figlio e pensi che le tragedie vere della vita siano altre, posso capire che andare contro la massa ti faccia sentire figo.

Ma perché devi dire ad una persona che sta soffrendo che il suo dolore è stupido e ipocrita perché posta in rete lacrime per un cane invece di tenersi questo dolore per sé? Ma a te, cosa te ne frega? Ma passare oltre? Fregartene? Non condividere ma evitare di doverlo dire? Tacere per fare più bella figura? Va bene che la rete è grande, che con i social tutti possono parlare con tutti e dire tutto, ma signori per favore, un po’ di rispetto per il dolore altrui qualsiasi esso sia. Anche se secondo voi è stupido, mediatico, ipocrita.

Non è che esporsi in rete, dà il diritto agli altri di dire qualunque cosa. Ogni tanto, per rispetto, si può anche stare semplicemente zitti.

Ognuno vive il proprio dolore come crede, io non ho scritto della morte di Margot se non un mese dopo, perché sapevo che ogni commento di conforto che avrei ricevuto sarebbe stato una pugnalata invece che una carezza. Lei ha scelto di condividere il suo dolore con chi giorno per giorno la segue e si è affezionato anche a Bracchetto. Che male c’è? Perché deve essere per forza una spettacolarizzazione? Certo voi non lo fareste mai e terreste il vostro dolore per voi. Perfetto. Bravi. Ma non siamo tutti uguali. E anche il pensiero altrui va rispettato, non solo giudicato. Soprattutto quando c’è dolore. Magari Paola ha bisogno di conforto e lo cerca così, in rete, in quella stessa rete che ogni giorno la segue, tra l’altro. E che comprende anche chi, oggi, la insulta. Ma perché seguire qualcuno che non ci piace, che scrive cose che non condividiamo, che piange su Facebook se riteniamo sia idiota? Il web è così grande, perché non ve ne andate altrove? Siate coerenti!

Credete davvero che una ragazza così bella, che ha già seguaci, fan e lavoro, abbia bisogno di esibire il suo dolore, per poter lavorare di più? Io non voglio davvero credere che lo stiate pensando.

Perché si possono inventare storie, creare teatrini, inscenare episodi fastidiosi per avere visualizzazioni, questo sì e magari ve lo racconto. Ma non credo proprio si possa soffrire così tanto, per qualche like in più.


Sere-Mammadalprimosguardo 

Photo credit Paola Turani. Immagini prese dal suo profilo Instagram. Il video non lo riposto perché so che ci sono molte persone che mi leggono che sono sensibili all’argomento. Ma lo trovate facilmente in rete, se volete, cercando Paola Turani.

7 commenti su “Le lacrime ai tempi dei social.

  1. Io ho visto il video perché l’hai pubblicato tu. Non ho mai avuto cani e quindi non conosco quella sensazione di famiglia con un amico a 4 zampe. Ma ti giuro che mi si è stretto il cuore. Avrei voluto andare li ad abbracciarla e dirle che non sarà mai sola. Perché conosco il dolore e la paura e in questi momenti bisogna stare tutti vicini. Di chi commenta con cazzate, penso siano solo dei poveretti.

  2. Purtroppo anche io so bene cosa vuol dire. Era il 2008, Lord, il nostro setter inglese con noi fin dal ’92 aveva un tumore all’intestino e mio padre lo ha portato un pomeriggio all’ennesima visita di controllo. Poi ha telefonato e mi ha detto “Sto tornando a casa”. No, gli ho risposto, STATE tornando a casa. E lui: “STO tornando a casa”. Non c’è stato bisogno di aggiungere altro…sono scoppiata a piangere, il mio amico peloso non c’era più e non avevo potuto dirgli addio. Ricordo quel giorno come se fosse ieri. So benissimo che può essere considerato “più importante” la perdita di genitori, figli o parenti (e sai Sere che so bene di quel che parlo), ma comunque un cane, che ha vissuto e condiviso con te anni, fa comunque parte della famiglia. Punto. E quindi la sua morte porta con sé un grande dolore che va rispettato.

  3. la turani mi piace un sacco. è bellissima ma ha una vena autoironica e ironica rare, non si prende sul serio, non se la tira, non fa mai i teatrini di finta modestia.
    la gente è cattiva. punto.

  4. Ciao sere. Seguo anch’io paola, e anch’io ho guardato il video, piangendo con lei (a dire il vero, le lacrime agli occhi, leggendo quello che hai scritto, mi son tornate). Ho perso mio papà all’improvviso, nel 2009, per un infarto fulminante, sul divano. Eppure, non mi è venuto mai in mente di pensare male di paola, e di quello che ha fatto…ho una gatta, e so quanto starò male quando se ne andrà, e so che il suo dolore è autentico.
    Di gente che commenta a sproposito c’è pieno, ed è gente che, a mio parere, dovrebbe imparare che a volte è meglio stare zitti.
    Un abbraccio, laura

  5. Mi è morta la gatta dopo 18 anni, poco tempo fa. Non aveva un tumore, e aveva vissuto abbastanza. Ero abbastanza preparata…ma so di cosa parli, dell’affetto, che dico, amore puro, che c’è tra un essere umano e un essere animale. Se io non amassi gli animali o non avessi mai provato questo amore, potrei trovare ridicolo chi lo prova. Ma appunto…perchè dire a una persona che soffre, che cerca conforto, che il suo dolore è stupido? Nessun dolore tra l’altro è stupido..neanche quello di un bambino che ha perso il suo giocattolo, e ora che lo vedo sotto i miei occhi ci sto male anche. So che è solo un giocattolo e pian piano educherò i miei figli a capirlo, ma in questo momento per loro il giocattolo è reale, è vivo, e la perdita è triste e io devo comprenderlo. Non riderne, non addirittura buttare veleno. No, decisamente queste cose sui social stanno prendendo troppo piede, va dato un taglio, bisogna parlarne e bisogna reagire con la giusta forza. La gente deve smetterla di sfogare cattiveria nascosto dietro una tastiera e uno schermo. Mi capita di leggere certe cattiverie sotto le foto di vip…ne ha scritto poco tempo fa anche machedavvero, ve lo segnalo perchè anche lei come te ha detto qualcosa di interessante in proposito.
    E poi, io non conosco questa ragazza, ma come te penso che sia difficile che esibisca il dolore per avere like, piuttosto credo che essendo abituata a condividere la sua vita con i suoi fans, sia stato naturale per lei condividere anche questo. Per riceverne il giusto conforto… non le cattiverie. E tanto meno i like. Probabilmente ci sono persone, tra i commentatori, che attirano l’attenzione in questo modo…non so. Il fatto è che se sei pubblico comunque la gente non ha il diritto di trattarti così. La gente può farti una critica ma a tempo debito e nel modo educato e civile, e con tatto possibilmente.

    1. Era un commento riportato. Questo hanno scritto sui social che era ridicola a piangere a 35 anni per un cane. Niente di più!

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