Un viaggio amaro.

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Martedì mattina mi sono svegliata, sono scesa a preparare la colazione e ho acceso la TV, canale 5 nello specifico, cosa che faccio sempre quando Lavinia mi concede l’uso del televisore a colazione.
Quando hanno attaccato Parigi avevo appreso la notizia da Facebook durante la notte: mentre stavo allattando avevo letto quello che era successo poche ore prima. Invece questa volta è stato tutto in tempo reale. Scorrevano i titoli in sovrimpressione, mentre il giornalista parlava ed era chiaro che quattro mesi dopo l’incubo era lo stesso. 
Hanno fatto un attentato a Bruxelles, ho detto a Giacomo mentre mi sedevo sul divano. 

Ancora. Un altro attentato.

Questa volta in aeroporto, un ambiente che conosco molto bene, avendoci lavorato. Il primo pensiero è andato proprio lì, al ricordo di quel famoso 11 Settembre, quando lavoravamo in un aeroporto deserto, con notizie ancora vaghe per la tragedia che stava colpendo New York, in anni in cui il terrorismo ancora non faceva paura. Fino ad allora nessuno aveva paura. Fino ad allora non era successo niente. Poi lo scenario è cambiato, la guerra è cominciata e la percezione del viaggio si è trasformata.

Rispetto a quattro mesi fa lo sgomento è il medesimo. La tristezza è la stessa. Quello che cambia è il tasso di paura. So che avevo detto che non volevo averne, ma a questo punto come si fa?

Dal 13 Novembre 2015 io non prendo più la metro durante le mie visite a Milano. Martedì stesso ci siamo andati e abbiamo girato in macchina, nonostante prima, la metro fosse il mio mezzo preferito.

Quando avevo vent’anni ho vissuto a Londra tre mesi e per tornare a casa dopo il lavoro cambiavo tre linee metropolitane. Non ho mai avuto paura di viaggiare nemmeno se ero sola, nemmeno se era notte.
Ora se devo pensare di prendere la metro, calcolo quali facili obiettivi potrebbero esserci sulla mia strada.

Non prendo la metro, ma continuo a prendere il treno. Treno che temo potrebbe essere un facile bersaglio, il prossimo facile bersaglio, data la facilità con cui questi soggetti si muovono indisturbati. Nessun controllo se non del tutto inutile, chiunque può ottenere facilmente un biglietto, una finta prenotazione, un codice pnr. Chiunque. E chiunque può arrivare in una stazione Centrale attraverso un regionale da un paesino sperduto dove certo i controlli non ci sono, e già al di là dei “controlli di sicurezza” farsi esplodere. 

Mi guardo attorno di continuo. Sospettosa più di prima. Osservo e la mente fa pensieri. Elaboro possibili piani di fuga. Penso a ipotetiche soluzioni d’emergenza. Giudico. Mi faccio distrarre dai colori e dalle etnie. Ciò che prima poteva essere una spinta a partire, la voglia di scoprire il diverso, ora diventa sinonimo di paura. Ora genera paura.

Che fare?

Stiamo a casa a tempo indeterminato? No. Non dobbiamo farlo. Non è giusto e non servirebbe.

Sicuro però è che viaggiare oggi ha tutto un altro sapore. Amaro. 
Sere-Mammadalprimosguardo 

#prayforBrussels

  

4 commenti su “Un viaggio amaro.

  1. condivido molto il tuo pensiero che penso sia quello di molti. prima di diventare mamma e di stravolgere per vari motivi la mia vita, ero perennemente in viaggio, solo per lavoro ogni giorno prendevo 2 treni e 3 autobus…durante gli anni universitari sono stata un anno in francia e 5 mesi in spagna, muovendomi sempre con metro, bus, treni e aerei…l’11 settembre era passato solo da un anno e ricordo che già all’epoca viaggiare aveva un sapore diverso, ma non certo come ora. Non avevo quella paura che sinceramente ho ora, non pensavo di essere a rischio andando a vedere che ne so un concerto…ora invece evito i centri commerciali, di mezzi pubblici manco l’ombra e i viaggi? cosa sono? ma nello stesso tempo mi rendo conto che non si può vivere così, perennemente in ansia…ma come si fa a non averne?è davvero difficile non farsi sopraffare dal clima di tensione in cui viviamo purtroppo

  2. Ho sbagliato ad inviare scusa. Comunque dicevo che ti capisco, io devo prendere il treno tutte le mattine causa università. Tutti i giorni Massa Firenze. Tutti i giorni per andare a studiare e inseguire il mio sogno. La paura c’è ed è tanta, ma purtroppo dobbiamo viaggiare per non darla vinta a loro. Dobbiamo vincere noi, deve vincere il bene.
    Devono vincere i sogni di tutti.

Che ne pensi?