Pre-riconoscimento. Cos’è?

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Come sapete io e Giacomo non siamo sposati. Né conviviamo nel senso stretto della parola. O almeno non full time. Ma siamo comunque genitori.

Con l’entrata in vigore della nuova Legge n. 219 del 10 dicembre 2012 “Disposizioni in materia di riconoscimento dei figli naturali” si è stabilito il superamento di ogni ineguaglianza normativa tra figli legittimi e figli naturali in virtù del principio dell’unicità dello status di figlio. Pertanto i figli nati fuori dal matrimonio sono equiparati a tutti gli effetti ai figli nati in costanza di matrimonio. Ma è proprio così?

Quando aspettavo Lavinia, durante il corso pre parto sono venuta a conoscenza del fatto che, per le coppie non sposate in attesa di un bambino esistesse la possibilità di riconoscere in anticipo il bambino non ancora nato.

famiglia

In una situazione “normale”, con papà e mamma coniugati, una volta nato il bambino si ha tempo dieci giorni per andare all’anagrafe a dichiararne la nascita.

Ci può andare il papà da solo o entrambi i genitori. Poco importa.

Quando però la coppia non è riconosciuta dallo stato le cose cambiano.

Per una coppia come la mia è necessario che entrambi i genitori vadano all’anagrafe, perché se ad effettuare il riconoscimento è solo la madre, al figlio verrà attribuito il suo cognome. Se invece il riconoscimento viene effettuato da entrambi i genitori congiuntamente al momento della nascita, il cognome attribuito potrà essere quello del padre.

Ma mettiamo il caso che, per qualsiasi contrattempo di forza maggiore, la mamma non possa recarsi all’anagrafe.

In caso di coppie non sposate il padre non potrebbe denunciarne la nascita nemmeno se l’assenza della mamma fosse dettata da motivi più che validi. Perché lo stato non lo riconosce come padre non essendo sposato con la genitrice e non ha quindi diritto di riconoscere il figlio.

Significa che, se io non posso alzarmi dal letto per 15 giorni, mia figlia non sarà riconosciuta da nessuno. (Non potrebbero riconoscerlo nemmeno i genitori materni dato che la madre potrebbe non aver avuto modo di dichiarare il suo consenso al riconoscimento).

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Per questo al corso ci avevano parlato del pre-riconoscimento, facendoci notare anche una cosa molto più grave della semplice burocrazia.

Facendo tutti gli scongiuri del mondo, se alla mamma dovesse capitare qualcosa durante il parto, e si dovesse prendere una decisione immediata, al volo, senza poterla quindi interpellare, il padre non avrebbe voce in capitolo. Anche se la questione riguarda suo figlio. Perché, per lo stato, quello, non è suo figlio. A decidere per la mamma e di conseguenza per il nascituro, sarebbero i genitori materni, in quanto genitori della mamma.

Questa cosa mi ha fatto pensare. Non perché fortunatamente ci fossero problemi tra mia madre e Giacomo. Ma perché in una situazione difficile come quella forse non si può prevedere in anticipo la scelta più facile. Se io avessi avuto un problema serio, Giacomo avrebbe dovuto subire la decisione di mia mamma. Forse l’avrebbero presa insieme. O forse avrebbero avuto idee diverse. Non lo posso sapere. Ma mi è sembrato giusto evitare problemi a tutti.

Quindi in accordo con Giacomo, per tutte le ragioni sopra, ad agosto 2011, un mese prima della sua nascita, abbiamo fatto il pre-riconoscimento di Lavinia.

Come si fa?
La coppia si reca all’anagrafe di zona (dove ha la residenza la mamma!) prima del parto, con i documenti d’identità di entrambi e il certificato medico che attesti lo stato di gravidanza (lo rilascia la ginecologa) e dichiara davanti ad un addetto che si è genitori naturali del bimbo che sta per nascere.

L’addetto, dopo aver visionato la documentazione prodotta fissa l’appuntamento per la dichiarazione di riconoscimento. Sì perché serve l’appuntamento, in modo che il comune abbia il tempo di verificare i dati anagrafici dei genitori (nel mio caso poi dovevano farsi mandare anche da Firenze l’attestato di nascita di Giacomo) e preparare la documentazione.

Il giorno dell’appuntamento entrambi i genitori si ripresentano all’anagrafe e dichiarano quanto sopra; il tutto viene trascritto, firmato e una volta completata la procedura l’addetto rilascia un foglio dove viene riportato quanto dichiarato in maniera tale che dopo il parto, con il suddetto foglio e col certificato di nascita rilasciato dall’ospedale, il papà possa recarsi da solo a fare la denuncia di nascita. E in caso di “emergenza” possa decidere per il proprio figlio, a questo punto, riconosciuto.

Tutto a costo zero.

Detto così è molto semplice. E dovrebbe esserlo davvero. Nella realtà dei fatti invece per noi non è andata proprio così.

Quando sono andata in comune a chiedere di fare il pre-riconoscimento mi hanno guardata come se fossi un’aliena. Non era vero, secondo loro, che si poteva pre riconoscere un bambino non ancora nato. Una volta dimostrato invece che avevo ragione io, fortunatamente ero andata munita di stampa della normativa, (Art. 44 DPR 396/2000 (regolamento stato civile); Artt. 250 ss. cod. civ. ) hanno sollevato una marea di obiezioni. In primis che, secondo loro, era tempo perso.

Chi mi conosce sa che se trovo davanti a me delle polemiche sterili sono ancora più spronata ad andare avanti. Più cercavano di convincermi che non era il caso, più mi intestardivo e argomentavo. Soprattutto pecche sapevo di avere ragione.

Ho immaginato che cercassero di evitarsi il disturbo, anche perché quando abbiamo firmato i registri ufficiali abbiamo visto che l’ultimo caso come il nostro risaliva al 1970 circa. (Conferma arrivata poi proprio da loro).

Vale a dire: non sapevamo come fare un pre riconoscimento e volevamo evitare di informarsi.

Dopo tante parole e tanti occhi al cielo (non solo nostri) alla fine abbiamo raggiunto il nostro scopo. E abbiamo avuto il nostro bel certificato, che ho portato con me in ospedale e che per fortuna non ci è servito.

Ma almeno eravamo entrambi tranquilli.

Sere-mamma-dal-primo-sguardo.

17 commenti su “Pre-riconoscimento. Cos’è?

  1. Sei una grande! Io non avevo MAI sentito parlare di una cosa del genere! nemmeno al corso pre parto! è davvero interessante e molto utile. Anche noi non siamo sposati e quando ho partorito non siamo stati dimessi nei tre giorni canonici per una serie di piccoli problemini (calo di peso, ittero…ecc ecc) e più il tempo passava più mi impensierivo, avevo paura che i 10 gg passassero e noi fossimo ancora in ospedale! 10 giorni sono davvero pochi, se io non fossi stata in grado di uscire dall’ospedale in tempo o con le mie gambe cosa sarebbe successo???

    1. Grazie Rossella, è che capitano tutte a me e ve le racconto! 😀 quando e se bisserai, potrai andare a litigare anche tu in comune! 😉 baci

  2. Non sono sposata col papà di Ludovico, ma noi lo abbiamo riconosciuto il secondo giorno di vita direttamente in ospedale, che ha poi trasmesso la pratica all’anagrafe del mio comune di residenza. Pensavo fosse così dappertutto! Ma evidentemente mi sbagliavo

    1. Ciao Lorenza, non tutti gli ospedali permettono di riconoscere il bambino all’interno della struttura…Tu non hai sbagliato, il tuo evidentemente è “avanti”. Lo avete potuto riconoscere insieme perché tu “eri in te” però in caso di problemi tuoi (ipotizzo con il senno di poi dato che non ne hai avuti :-D) per la legge non sarebbe stato considerato il papà senza il tuo assenso (e giustamente direi anche, metti che arriva uno sconosciuto che vuole prendersi la paternità del mio bambino!!!!:-D). bacioni

      1. A questo non avevo pensato, in effetti. Ora lo so, per il prossimo/a 🙂
        Grazie per avermi illuminata!

  3. Salve, siamo coppia non sposata di RM, la domanda è: dopo il pre-riconoscimento, il papà può recarsi da solo per andare a fare la denuncia del nascituro, ma la denuncia, si fà sempre al comune? Grazie Andrea

    1. Ciao Andrea sempre in comune (almeno da me non si può fare in ospedale) e può andare da solo il papà con il certificato rilasciato dall’ospedale. Auguri!

  4. CIAO, PENSO CHE NON TUTTI GLI UFFICIALI DI STATO CIVILE SIANO DEI FANNULLONI, FORSE NON ERA MAI CAPITATO UN CASO DEL GENERE; IO OGGI STO CONSULTANDO INERNET PERCHE’ HO UN CASO ANALOGO E VISTO CHE NON MI E’ MAI CAPITATO PRIMA DI DARE RISPOSTE ERRATE VOLEVO DOCUMENTARMI. COMUNQUE SONO QUASI DUE ORE CHE NAVIGO QUA E LA E TUTTI DICONO COSE DIVERSE, FORSE PERCHE’ LE LEGGI NON SONO BEN CHIARE?
    F.TO UFFICIALE DELLO STATO CIVILE
    MARINA (FORSE FANNULLONA)

    1. Ciao, in primis non ho scritto da nessuna parte che tutti gli ufficiali di stato civile sono dei fannulloni, non so dove tu l’abbia letto. Non mi permetterei mai. Ho scritto che, nel mio comune, in quello specifico caso, non avevano voglia di sbattersi per capire come fare una cosa che non avevano mai fatto. È un’altra cosa.

      Circa il farlo o meno questo post è riferito all’anno di nascita della mia prima figlia, 2011, forse le cose ora sono cambiate. Ma ad agosto io ho fatto pre riconoscimento anche della seconda e l’unica cosa che era cambiata era che nel mio ospedale da quest’anno si può riconoscere all’interno della struttura una volta nata. Ma non cambiava la questione: perché se io fosse stata impossibilitata ad alzarmi dal letto per uscire da ospedale o non fossi stata in grado i ospedale di riconoscerla, il mio ragazzo da solo non avrebbe potuto farlo.
      Un’ultima cosa: sul web scrivere in stampatello Equivale a urlare. Spero tu non mi stessi urlando!;-)

  5. anche io ho battagliato molto con l’ufficiale, più che altro perchè ignorava l’esistenza di questa legge.. nonostante tutto ha chiamato diversi comuni limitrofi fin che provando nel capoluogo di provincia ha trovato chi gli ha saputo dire come fare il tutto.
    Aggiungerei che il bimbo nasce con il cognome materno per le coppie non sposate(a meno che non ci sia la volontà di non riconoscerlo nemmeno dalla madre ma quella è un altra storia), poi in ospedale (o nel comnue) viene fatta la registrazione anagrafica e il riconoscimento paterno nel caso dei non sposati.
    Nel nostro caso invece andando con il prericonoscimento in ospedale e dicendo cosa fosse (purtroppo anche li nessuno sapeva dell’esistenza del prericonoscimento e al corso pre parto nemmeno) hanno preparato subito il braccialetto con il cognome del padre, perciò mio figlio non ha avuto il mio cognome nemmeno per i primi 3 giorni (che a qualcuno può interessare, come nel mio caso).
    Mi sembrava un atto corretto, maturo, responsabile e dovuto tutelare mio figlio e suo padre qualora fosse successo qualcosa, ma secondo me questa legge dovrebbe essere pubblicizzata molto di più perchè tutela i bambini.
    Non è sufficente lasciare il tutto al passaparola da web… (logicamente non ricordo esattamente in quale sito ho letto del prericonoscimento, ma è stato solo per mia volontà di ricerca e volontà di divulgazione di altre mamme e non per pubblicità dell’ospedale o del corso pre parto o del comune e quì ci sta a mio avviso la pecca)
    Grazie per l’articolo

    1. Concordo. A me l’avevano detto al corso pre parto, ma poi ho dovuto io fare una ricerca online, per capire come muovermi. E allora, anche online, se ne parlava poco. Grazie di essere passata.

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